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Cessioni d’azienda condizionate

Solo nel caso in cui i beni oggetto di una cessione siano idonei a consentire l’esercizio di un autonoma attività d’impresa dovrà essere versata l’imposta di registro in quanto l’operazione si qualifica come trasferimento di ramo d’azienda. Lo chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 9065/2021, depositata il primo aprile scorso.

Il caso trae origine da una società operante nel settore della moda e della cosmesi, che aveva ceduto dietro compenso i diritti di proprietà intellettuale ad altre due società operanti nel medesimo settore. Nel corso di una verifica fiscale era stato accertato il mancato versamento dell’imposta di registro relativa all’operazione. Da qui conseguiva l’inizio dell’azione conclusasi con l’emissione degli avvisi di liquidazione relativi all’imposta evasa e alle sanzioni previste per tali casi.

Il caso. L’operazione esaminata dagli operatori del Fisco aveva avuto quali protagoniste tre diverse società. La prima di queste aveva ceduto alle altre i diritti di proprietà intellettuale di beni di sua competenza, tuttavia le società coinvolte nell’operazione avevano effettuato il solo versamento dell’Iva, senza nulla corrispondere a titolo d’imposta di registro che pertanto risultava del tutto evasa.

All’azione del Fisco seguiva da parte delle società coinvolte nell’operazione il ricorso alla commissione tributaria regionale Lombardia, competente nel caso di specie.

Nulla era dovuto secondo i contribuenti, dato che l’operazione loro contestata non configurava il trasferimento di un ramo d’azienda, ma una più semplice cessione di singoli beni del tutto esente dal versamento dell’imposta di registro.

Di ben diversa opinione erano invece i giudici della commissione tributaria, che ritenevano corretto l’operato dell’amministrazione finanziaria, inserendo l’operazione effettuata da parte delle società ricorrenti tra quelle soggette al pagamento dell’imposta di registro.

L’imposta di registro. Le norme italiane prevedono che determinati atti quali per esempio i contratti di locazione e gli atti societari debbano necessariamente essere redatti in forma scritta prescrivendo tale formalità per la loro esistenza o per la prova della loro esistenza.

L’obbligo di redigere un atto scritto ha la funzione di consentire l’iscrizione in un apposito registro, al quale si accompagna il versamento di un’imposta chiamata appunto imposta di registro.

Obbligo d’iscrizione e versamento dell’imposta vengono previsti da un atto normativo apposito: il dpr n. 131/1986.

Il trasferimento di un ramo d’azienda rientra tra le operazioni per le quali è necessaria, sia pure per la sola prova, la forma scritta. Ne consegue poi l’obbligo di versamento dell’imposta di registro.

Gli imprenditori sono sempre tenuti al pagamento dell’imposta di registro quando cedono un bene aziendale, ovvero nel solo caso in cui il trasferimento assuma una determinata importanza? Questi in sintesi i termini della questione portata all’esame dei giudici della Corte di cassazione.

La questione viene risolta con la sentenza n. 9065/2021 che delimita con precisione i casi e le operazioni alle quali debba essere applicata l’imposta di registro.

Sono il carattere dei beni ceduti e l’identità del soggetto che ne acquisisce la titolarità che qualificano un’operazione quale trasferimento di un ramo d’azienda ovvero quale semplice cessione di uno o più beni aziendali.

Due condizioni, quindi, per essere in presenza di un’operazione che necessita dell’iscrizione al registro, diverse ma entrambe necessarie per la realizzazione di una cessione di un ramo d’azienda.

Prima condizione: i beni ceduti, precisano i giudici della Corte suprema, devono essere tali da consentire all’acquirente di esercitare una nuova attività d’impresa appartenente allo stesso settore di quella in precedenza organizzata con i beni oggetto della cessione.

Facciamo un esempio relativo al settore dell’edilizia: solo se i beni trasferiti consentano l’esercizio di una nuova attività collocabile tra quelle edilizie si realizza il trasferimento di un ramo d’azienda; pertanto dovrà trattarsi di beni che presentino determinate caratteristiche e che appartengano al settore merceologico specifico come per esempio escavatrici o betoniere.

Seconda condizione: i beni debbono essere ceduti al medesimo soggetto giuridico.

Qualora, infatti, come nel caso di specie, gli acquirenti siano più di uno dovrà indiscutibilmente essere escluso il carattere di cessione di un ramo d’azienda.

Solo ed esclusivamente nell’ipotesi in cui entrambe tali condizioni (caratteristiche specifiche dei beni e cessione a un solo acquirente) siano contestualmente presenti e realizzate nel caso concreto sarà necessaria l’iscrizione al registro e il versamento dell’imposta a esso relativa.

Criteri precisi quelli individuati da parte dei giudici della Cassazione e la cui mancanza, nel caso di specie, determina conseguenze specifiche in ordine alla natura dell’operazione.

Con la sentenza in commento, pertanto, viene annullata la decisione della commissione tributaria regionale Lombardia, che aveva ritenuto le società obbligate al versamento dell’imposta di registro.

I giudici tributari, infatti, non avevano considerato determinati aspetti peculiari della tesi difensiva, che illustrava analiticamente i caratteri dell’operazione al fine di potere escludere la natura di trasferimento di un ramo d’azienda.

Nel caso di specie, infatti, i beni ceduti non erano comunque idonei a consentire l’avviamento di una nuova azienda nel settore estetico. Non solo. La loro cessione aveva avuto come destinatari soggetti diversi.

Da tali considerazioni l’accoglimento della richiesta delle società ricorrenti e il conseguente annullamento della decisione dei giudici tributari.

I precedenti. La questione era già emersa innanzi ai giudici della Corte di cassazione. Ecco l’orientamento sui limiti dei casi trasferimento di un ramo d’azienda.

Valutazione complessiva della situazione che riguarda l’atto da iscrivere al fine di accertare la presenza di un trasferimento di un ramo d’azienda (Cass. 30/05/2018 n. 13610): questo è il criterio fondamentale posto dai giudici della Corte di cassazione in una precedente pronuncia che riguardava la natura degli atti da iscrivere. Secondo i giudici di legittimità per un corretto accertamento della natura di un atto è necessario fare riferimento alla situazione complessiva che lo riguarda e in particolare a eventuali atti a esso collegati.

Solo in tale modo, secondo la Cassazione, diverrà possibile una corretta valutazione della natura dell’atto e dei conseguenti effetti tributari e amministrativi.

Considerazione dello schema negoziale complessivo e non solo del tenore letterale dei termini utilizzati nella redazione dell’atto. Questo invece il secondo criterio individuato da parte dei giudici della Suprema corte (Cass. Ord 15/01/2020 n. 722). La presenza di un trasferimento d’azienda potrà essere verificata sulla base della valutazione dello schema negoziale complessivo potendosi superare il contenuto materiale dell’atto e delle espressioni letterali in esso contenute.

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