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Cessioni, consulenze deducibili

di Giacomo Albano e Marco Marani

I costi sostenuti dalla società controllante per consulenze professionali relative alla vendita di una propria partecipata sono pienamente deducibili, sebbene la partecipazione sia dotata dei requisiti previsti per accedere alla participation exemption (Pex) prevista dall'articolo 87 del Tuir. È la conclusione della Ctr Lazio nella sentenza 225/37/2011.

Il caso esaminato ruota attorno alla deducibilità dei costi per consulenze sostenuti da una società, nell'ambito della cessione di una propria controllata, per la verifica della situazione economico-finanziaria, patrimoniale e fiscale della partecipata (due diligence).

Nell'ambito dei processi di acquisizione societaria, infatti, l'acquirente può sostenere costi per consulenze finalizzate ad analizzare la società target sotto il profilo patrimoniale, fiscale, finanziario, legale; è sempre più ricorrente, inoltre, che tale attività venga posta in essere direttamente dal venditore (vendor due diligence), anche per evidenziare i punti di forza della partecipata.

L'ufficio contestava la deducibilità di tali costi di consulenza sostenuti dalla controllante, poiché relativi a una plusvalenza – realizzata con la vendita della partecipazione – totalmente esente, beneficiando del regime Pex in vigore all'epoca dei fatti (oggi l'esenzione è limitata al 95%). La tesi del fisco poggiava su uno dei principi direttivi previsti dalla legge delega 80/2003: l'«indeducibilità dei costi direttamente connessi con la cessione delle partecipazioni che si qualificano per l'esenzione».

Tale principio, anziché esser stato introdotto dal legislatore fiscale con una norma specifica, è stato attuato nel Tuir solo in modo indiretto, attraverso una duplice meccanismo.

Da un lato, nella cessione a titolo oneroso della partecipazione, la plusvalenza è costituita dalla differenza tra il corrispettivo conseguito, al netto degli oneri accessori di diretta imputazione, ed il costo non ammortizzato (articolo 86, comma 2, del Tuir); in tal modo gli «oneri accessori di diretta imputazione» sono di fatto deducibili nella stessa misura in cui la plusvalenza è imponibile.

Sotto un altro profilo l'articolo 109, comma 5, del Tuir fissa un criterio generale che ammette in deduzione dal reddito di impresa i soli costi relativi «ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi». La qualificazione dei proventi derivanti dalla cessione di partecipazioni Pex come componenti esenti, comporta dunque l'indeducibilità dei costi direttamente connessi.

La vicenda riguarda proprio l'individuazione dei costi «direttamente connessi» con la cessione delle partecipazioni, che devono quindi scontare il regime di indeducibilità. Secondo la Ctr i costi direttamente connessi sono solo gli oneri accessori sostenuti in occasione della cessione e specificamente collegati alla realizzazione della plusvalenza (quali spese notarili, provvigioni a mediatori e simili), ma non quelli relativi alle attività preparatorie, quali le consulenze propedeutiche alla vendita.

Sebbene tali consulenze siano state qualificate come spese assolutamente necessarie nel caso di specie, secondo il collegio «non per questo esse possono considerarsi oneri accessori sostenuti in occasione della cessione, non avendo all'evidenza niente a che fare con oneri "accessori" quali spese notarili, provvigioni a mediatori e simili, e non essendo stati sostenuti "in occasione" della cessione ma quale suo presupposto: senza di essi non ci sarebbe stata alcuna cessione».

La sentenza sposa l'originale indirizzo legislativo, che ancora il regime di indeducibilità a quei soli costi direttamente dipendenti dalla cessione e non anche alle spese sostenute per le attività propedeutiche. Motivo che dovrebbe risolvere anche il trattamento dei costi preparatori di una cessione di partecipazione Pex, non portata poi a compimento. Come in caso di realizzo, anche in assenza di cessione i costi preparatori affluiscono tra quelli inerenti l'attività d'impresa e risultano quindi pienamente deducibili.
 

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