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Cessioni col bollino

di Debora Alberici

Il reddito delle società di persone va sempre imputato dal fisco pro-quota a ciascun socio. La cessione della partecipazione societaria fa cadere l'accertamento induttivo solo dopo la trascrizione nel registro delle imprese.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 3946/2011, ha respinto il ricorso di una contribuente, socia in una società semplice al 50%, che aveva ceduto quasi tutta la sua quota, scendendo al 2%. Nel frattempo, e prima della trascrizione del registro delle imprese, aveva ricevuto un accertamento induttivo basato sugli introiti dell'azienda. Lei lo aveva contestato di fronte alla ctp, usando come grimaldello la cessione della partecipazione societaria.

I primi giudici avevano accolto l'istanza. Poi le cose erano andate diversamente di fronte alla commissione tributaria regionale di Venezia che aveva accolto il ricorso dell'ufficio. Ora la donna ha fatto ricorso in Cassazione ma ha perso definitivamente. La sezione tributaria ha infatti respinto il gravame mutuando un principio sancito dalla Cassazione nel processo civile e per cui «il regime di cui agli articoli 2290 e 2300 codice civile, in forza del quale il socio di una società in nome collettivo, che cede la propria quota risponde, nei confronti dei terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata iscritta nel registro delle imprese o fino al momento (anteriore) in cui il terzo sia venuto a conoscenza della medesima, è di generale applicazione, non riscontrandosi alcuna disposizione di legge che ne circoscriva la portata al campo delle obbligazioni di origine negoziale con esclusione di quelle che trovano la loro fonte nella legge. Ne consegue che deve ritenersi in opponibile la scrittura privata di cessione della quota sociale da parte di un socio, posto che la responsabilità solidale dei soci per debiti derivanti dall'attività sociale prescinde dai rapporti interni dei soci stessi, e lo scioglimento del rapporto sociale, valido tra le parti, è inefficace nei confronti di terzi».

Insomma al massimo i soci che hanno pagato un'imposta superiore a quanto effettivamente percepito a titolo di utile, potranno rivalersi in sede civile contro gli ex a soci per recuperare la somma in eccedenza. Ma, ha messo nero su bianco la Cassazione, «non possono certamente andare esenti dall'onere fiscale».

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