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Cessione a prezzi diversi condotta antieconomica

La cessione dei beni tra società appartenenti allo stesso gruppo e residenti tutte in Italia, ad un prezzo diverso dal valore normale non è indice di una condotta elusiva, ma può rappresentare un elemento di una condotta antieconomica. È quanto ribadisce la Cassazione nella sentenza n.8176 del 24/3/2021. Una società in accomandita semplice che esercita attività di vendita di prodotti ortofrutticoli all’ingrosso, aveva acquistato nei primi mesi del 2003, da una srl, composta dagli stessi soci, prodotti a un prezzo superiore a quello di mercato, con successiva rivendita ad un costo inferiore a quello di acquisto, senza alcun ricarico, registrando così una perdita. L’Agenzia applicava una percentuale di ricarico media tenendo conto della media dei ricarichi praticati negli anni 2002-2004 dalla stessa società contribuente e dalla altra società del medesimo gruppo e concludeva affermando che si era in presenza di transfer pricing interno, in quanto la contribuente aveva trasferito reddito dalla sas alla srl. Un dato degno di nota, è che alla stessa srl era stata successivamente trasferita l’intera attività, con subentro nell’utilizzo dei locali nei rapporti con i dipendenti e con i clienti. L’Agenzia notificava alla sas un avviso di accertamento induttivo in quanto la suddetta cessione infragruppo era caratterizzata da una condotta antieconomica. Il giudizio di merito si concludeva a favore della società contribuente, il giudice di appello rilevava che la perdita registrata dalla Sas era di lieve entità e la condotta lamentata era durata solo tre mesi. L’Agenzia ricorre per cassazione insistendo sulla grave antieconomicità dell’operazione e il comportamento elusivo delle società del gruppo. La Corte evidenzia che si tratta di una ipotesi tipica di transfer pricing interno e non può trovare applicazione la disciplina del transfer pricing internazionale di cui all’art.110 comma 7 del Tuir. In passato alcune sentenze della Cassazione (come 17955/2013) avevano ritenuto applicabile al transfer pricing interno tra imprese appartenenti allo stesso gruppo e residenti tutte in Italia, la disciplina del transfer pricing internazionale. Successivamente, con l’introduzione dell’art. 5 comma 2 del dlgs 147/015 si è chiarito che le disposizioni di cui all’art.110 comma 7 del Tuir non si applicano ad operazioni tra imprese residenti nel territorio dello Stato. La Corte afferma che, in relazione alle operazioni imprenditoriali di maggiore complessità o inserite in una strategia più generale, è ben possibile che, proprio nella logica del gruppo, siano compiuti da parte delle società dello stesso atti non onerosi, a beneficio delle consorelle o della controllante. Pertanto, la contestazione dell’Agenzia non possono limitarsi ad una mera «non condivisibilità della scelta», perché apparentemente lontana dai canoni di mercato, ma deve consistere nella positiva affermazione che l’operazione, sulla base di elementi oggettivi, era inattendibile. Inoltre, le transazioni tra società infragruppo residenti nel territorio nazionale effettuate ad un prezzo diverso dal «valore normale» indicato dall’art. 9 del dpr 917/86 non sono indice, di per sé, di una condotta elusiva, rappresentando l’eventuale alterazione rispetto al prezzo di mercato solo un elemento aggiuntivo, di eventuale conferma, della valutazione di elusività dell’operazione. La Cassazione ha così respinto il ricorso delle Entrate.

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