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Cessione Montepaschi, Mansi si affida a Lazard per la vendita delle quote

Con il titolo Mps che si rafforza sopra 0,24 euro (ieri ha chiuso a 0,2424, in rialzo del 2,06%) si avvicina il momento in cui la Fondazione Mps avvierà la cessione di parte del suo 33,4% per ridurre (o estinguere) il suo debito di 350 milioni. L’ente presieduto da Antonella Mansi è entrato ormai nella fase operativa, dopo la decisione strategica — di fatto necessitata — di vendere per pagare i debiti. Per questo motivo si è affidata alla banca d’affari Lazard con l’incarico di advisor finanziario: ai prezzi attuali, per chiudere la partita con le 12 banche creditrici, in prima fila Credit Suisse e Mediobanca, sul mercato dovrebbe finire circa il 13% di Mps.
Ieri Mansi è stata ricevuta a Roma al ministero dell’Economia per illustrare tempi e modalità del piano di rientro. A Siena riconoscono che il livello delle azioni è oggi favorevole, sia perché la Fondazione ha i titoli iscritti a bilancio a quota 0,24 euro, sia perché è necessario procedere quanto prima per liberare la Fondazione dal rischio di un peggioramento del mercato: tutte le azioni Mps e i titoli del Fresh 2008 sono attualmente in pegno e secondo i piani della rinegoziazione dei debiti (contratti per seguire gli aumenti di capitale del 2008 e del 2011) se il valore delle azioni scende sotto il 70% del debito, le banche possono escutere tutto. Per il momento Palazzo Sansedoni ha onorato i contratti ma la linea strategica decisa martedì dalla deputazione è chiara: «la messa in sicurezza» dell’ente «attraverso il pieno rispetto delle condizioni del prestito finanziario, mantenendo gli impegni con le banche creditrici».
La chiusura dell’impasse di Rocca Salimbeni darebbe anche respiro all’aumento di capitale da 2,5 miliardi che Mps dovrà lanciare nel 2014. L’interesse di banca e Fondazione è che gli acquirenti delle azioni dell’ente siano investitori di lungo periodo, visto che chi entra si assume di fatto l’impegno a sottoscrivere l’aumento. Solo un investitore stabile, ma non bancario, renderebbe l’istituto autonomo, che è l’obiettivo di Mansi e dei vertici di Mps, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Dunque, per quanto possibile si cercherà di evitare un accordo con una banca, italiana o estera. Se l’aumento fallisse, il Monte sarà di fatto nazionalizzato con la conversione dei 4,07 miliardi di Monti Bond. Ieri su Mps è tornato il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, per ribadire che la banca non è interessata a intervenire nel salvataggio Mps: «Lo escludo tassativamente», ha detto.

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