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Cessione Mediolanum ora è braccio di ferro Berlusconi-Bankitalia

Fininvest sfida Banca d’Italia sulla partita della dismissione del 20% di Mediolanum. I legali di casa Berlusconi hanno impugnato il provvedimento di via Nazionale che obbliga il Biscione a cedere il 20% della società per la perdita dei requisiti di onorabilità dell’ex-Cav dopo la condanna nel processo sui diritti tv Mediaset. L’istituto centrale aveva dato tre mesi di tempo ad Arcore per creare un trust in cui dirottare la partecipazione nel gruppo eccedente il 9,9% (quella può rimanere nel portafoglio della cassaforte) in vista della vendita. Domani sarebbe scaduto il termine ma le divergenze con gli uomini di Ignazio Visco su struttura e poteri del trust hanno convinto gli avvocati dell’ex premier a fare ricorso al Consiglio di Stato per prendere tempo e cercare un compromesso che renda il più indolore possibile la limatura della partecipazione nell’azienda controllata assieme all’amico e socio storico Ennio Doris.
Le prime frizioni tra Banca d’Italia e Fininvest erano emerse — anche se in sordina — subito dopo la notifica della decisione. Doris si era candidato immediatamente a rilevare un pezzo della quota mentre fonti vicine a Berlusconi lasciavano intendere che il numero uno di Forza Italia avrebbe potuto girare il 20% di Mediolanum — almeno in parte — ai figli, in una classica partita di giro che avrebbe cambiato tutto senza cambiare niente. Appena le agenzie di stampa hanno battuto queste ipotesi i tecnici di via Nazionale hanno drizzato le antenne. E hanno fatto sapere ad Arcore che si attendevano una soluzione completamente diversa: un trust davvero cieco, gestito da un trustee totalmente indipendente dal Biscione in grado di vendere le azioni al miglior offerente entro trenta mesi senza prendere ordini da nessuno, men che meno dal leader del centrodestra. Il pacchetto del 20%, tra l’altro, ha già perso tutti i diritti di voto.
Il braccio di ferro è durato tre mesi, durante i quali i legali di Arcore hanno cercato in tutti i modi di allargare la discrezionalità del gestore del trust lasciando così un minimo di potere in mano a Berlusconi. Ma si sono scontrati con il muro alzato da Banca d’Italia. Nessuna soluzione all’italiana — hanno ribadito da via Nazionale — la legge va rispettata.
La mossa legale consente ora a Fininvest almeno di guadagnare un po’ di tempo. L’addio al 20% di Mediolanum, anche se il titolo viaggia ancora a quota 5,1 euro, priva infatti il Biscione di un bel pezzo della società che gli ha dato più soddisfazioni in termini di dividendi negli ultimi anni. Mediaset fatica infatti a chiudere in utile, il Milan è la solita macchina mangiasoldi e la Mondadori, malgrado un’efficace ristrutturazione, genera poca cassa da dirottare verso le holding. Certo, ai prezzi attuali la quota del 20% in vendita vale qualcosa come 800 milioni, sempre meglio che niente. Berlusconi però avrebbe senz’altro preferito tenersi stretto l’intero 30% che ha oggi in portafoglio. Per motivi anche familiari: figlio Luigi ha da sempre scelto come vocazione professionale la finanza ed è entrato da tempo nel consiglio della società di Doris, dove magari avrebbe potuto recitare in futuro il doppio ruolo di azionista e di manager.
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