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Cessione intersocietaria per le perdite fiscali

Via alla cessione intersocietaria delle perdite fiscali. Per le società fra le quali vi sia una percentuale di diritto di voto e di partecipazione agli utili non inferiore al 20% è consentita la cessione delle perdite fiscali realizzate nei primi tre esercizi. Lo prevede Il disegno di legge di bilancio 2017, all’esame della camera.

La cessione deve essere perfezionata con le modalità dettate per la cessione dei crediti d’imposta dall’art. 43-bis del dpr 602/1973, il quale richiede, inter alia, che l’atto di cessione sia notificato all’amministrazione finanziaria.

Sia la società partecipata sia quella partecipante dovrebbero poter assumere tanto il ruolo di cedente quanto quello di cessionario. Invece, non appare chiaro se la nuova disposizione sia applicabile alle stabili organizzazioni italiane di società Ue/See; la loro esclusione potrebbe comportare una illegittima violazione del principio di non discriminazione e della libertà di stabilimento di cui, rispettivamente, agli artt. 18 e 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e agli artt. 4 e 31 dell’Accordo sullo Spazio economico europeo.

La cessione, che deve avere a oggetto l’integrale ammontare di tali perdite fiscali, è consentita solo qualora (a) le azioni della cessionaria, o della società che controlla direttamente o indirettamente la cessionaria, siano negoziate in un mercato regolamentato o sistema multilaterale di negoziazione di uno degli stati membri dell’Ue/See con il quale l’Italia abbia stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni (dovrebbe potersi includere anche il Liechtenstein) e (b) la società cedente non svolga in via prevalente attività immobiliare.

Ulteriori condizioni richieste sono (a) la sussistenza di identità dell’esercizio sociale della cedente e della cessionaria; la sussistenza del requisito partecipativo del 20% al termine del periodo d’imposta in cui è posta in essere la cessione e (c) il perfezionamento della cessione entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

A seguito della cessione, le perdite fiscali continueranno a godere in capo al cessionario del medesimo regime di riportabilità che era previsto in capo al cedente, ossia continueranno a essere considerate quali perdite illimitatamente riportabili purché si riferiscano a una nuova attività produttiva ai sensi dell’articolo 84, comma 2, del Tuir (i.e. la cedente non sia stata costituita a seguito di una operazione straordinaria).

Inoltre, è previsto l’obbligo in capo alla cessionaria di remunerare la cedente in relazione al vantaggio fiscale ricevuto; tale remunerazione non assume alcuna rilevanza fiscale né in capo al cedente né in capo al cessionario.

Dal tenore letterale si dovrebbe desumere che tale remunerazione non debba essere, in ogni caso, inferiore al vantaggio fiscale ricevuto, determinato applicando, all’ammontare delle perdite acquisite, l’aliquota Ires relativa al periodo d’imposta in cui le perdite sono state conseguite dalla società cedente. Tuttavia, occorre rilevare che, qualora le perdite cedute siano generate da società costituite a decorrere dal periodo d’imposta 2017, tale disposizione potrebbe dar luogo a discutibili vantaggi fiscali, non tenendo in opportuna considerazione la diversa misura dell’aliquota complessiva applicabile a decorrere dal medesimo periodo d’imposta alle società industriali (24%) e agli enti finanziari (27,5%). In principio, il medesimo tema si dovrebbe porre tutte le volte in cui tra cedente e cessionario sia riscontrabile un differenziale tra le aliquote Ires.

Infine, nonostante l’oscuro tenore letterale del comma 5, lo stesso dovrebbe potersi interpretare nel senso di escludere la cessione delle perdite fiscali generatesi in periodi di imposta durante i quali la cedente partecipasse ai regimi della trasparenza e del consolidato fiscale (nazionale e mondiale).

Alberto Fuccio e Raffaele Villa

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