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Cessione d’azienda senza automatismi

L’articolo 86 del Tuir disciplina la tassazione delle plusvalenze patrimoniali dei beni d’impresa diversi da quelli che originano ricavi. L’ammontare delle stesse, costituito dalla differenza fra il corrispettivo conseguito e il costo non ammortizzato, è totalmente assoggettato a Ires, salva la possibilità di rateizzazione in 5 anni in caso di possesso triennale. In questa disciplina rientrano anche le plusvalenze derivanti dalle cessioni di immobili e di aziende che richiedono una disamina aggiornata alla luce delle recenti modifiche apportate dal Dlgs 147/15. In tali casi, infatti, vanno considerate le possibili ripercussioni che si determinano fra due ambiti impositivi differenti, quello delle imposte indirette (registro) e quello delle dirette (Ires e Irap). Ciò sebbene l’imposta di registro sia un’imposta d’atto che si basa sul valore normale della transazione, mentre le imposte dirette dovrebbero essere ancorate al corrispettivo della stessa, che in quanto tale è liberamente determinabile e quindi può divergere dal valore normale. A lungo, purtroppo, si è assistito alla prassi dell’Agenzia volta ad applicare automaticamente le risultanze degli accertamenti operati nel comparto del registro, spesso definiti in via stragiudiziale per ragioni di praticità e convenienza, a quello delle imposte dirette. Tale comportamento si scontrava con due circostanze:
l’acquirente poteva avere l’interesse a dirimere la controversia sull’avviamento in virtù di un onere assai contenuto (3% ai fini del registro);
la cristallizzazione in adesione di tali importi comportava, viceversa, un onere ben più rilevante per il venditore (27,5% sulla plusvalenza ai fini Ires). Il tutto era avallato da un orientamento giurisprudenziale (Cassazione 16254/15) che poneva l’onere della prova in capo al contribuente, sebbene in diversi casi fosse stato puntualizzato che il valore di mercato può prevalere sul prezzo concordato tra le parti solo in presenza di presunzioni gravi, precise e concordanti (Cassazione 24054/14). Tali posizioni sono state finalmente superate dal legislatore mediante l’articolo 5 comma 3 del Dlgs 147/15 che ha introdotto una norma di interpretazione autentica, valida quindi pure per il passato e sui contenziosi in essere (Ctp Caserta 6578/02/15), in base alla quale la determinazione delle plusvalenze ai fini Ires e Irap in caso di cessione di immobili e aziende non può basarsi soltanto sui valori (accertati, dichiarati o definiti) ai fini del registro e delle imposte ipocatastali. Sotto il profilo oggettivo la norma si applica a:
cessioni di immobili (fabbricati e aree), compresi gli immobili merce visto il richiamo all’articolo 85 Tuir relativo ai ricavi da cessione di scorte;
cessioni di aziende;
costituzione o trasferimento di diritti reali sui predetti beni.
A seguito delle modifiche lo scostamento fra valore e prezzo può giustificare un accertamento da parte dei verificatori ai fini delle imposte dirette laddove:
il corrispettivo sia inferiore al valore normale;
venga accertato un comportamento antieconomico del venditore non supportato da motivazioni di difficoltà finanziaria in grado di giustificare una “svendita” dell’immobile o dell’azienda;
vi sia un finanziamento contratto dall’acquirente superiore al corrispettivo dichiarato;
alcune movimentazioni bancarie in prossimità dell’atto non appaiano del tutto giustificabili.
Restringendo il focus alle cessioni di azienda, le parti possono cautelarsi da eventuali contestazioni del Fisco:
ai fini della determinazione del valore per l’imposta di registro, ricorrendo a una perizia che attesti il valore dell’azienda e dell’avviamento, supportandoli in base ai criteri che la dottrina aziendalistica detta per queste tipologie di transazioni (reddituale, misto, Dcf, multipli mercato);
ai fini delle dirette (scostamento fra prezzo e valore che a seguito del Dlgs 147/15 non può più comportare un accertamento automatico) facendo ricorso alle motivazioni extrafiscali individuate in precedenza. Il problema non si pone ai fini Irap perché le plusvalenze da cessione d’azienda sono irrilevanti in quanto generano sempre componenti straordinarie (circolare 27/E/09). Tuttavia, occorre considerare che l’introduzione della direttiva bilanci 2013/34/Ue in vigore dal 1° gennaio 2016 ha comportato anche l’eliminazione dell’area straordinaria. Si ritiene, pertanto, che l’operazione di restyling contabile debba essere accompagnata da un’apposita normativa che ne regoli le numerose ricadute fiscali.

Angelo D’Ugo e Alessandro Germani

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