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Cesena, Rimini e San Miniato, mancano ancora 200 milioni

Per le Casse di Cesena, Rimini e San Miniato la coperta resta corta. Per effettuare la ricapitalizzazione (con contestuale ripulitura degli Npl) e aprire la strada alla cessione mancano all’appello, infatti, circa 200 milioni.
Del dossier si farà probabilmente un cenno oggi al Fondo interbancario dei depositi, che riunirà gli organi dopo il comitato esecutivo dell’Abi. Un cenno e poco più: la materia è di competenza del braccio volontario del Fitd, che dopo un incontro informale tenuto la settimana scorsa vede il suo consiglio tuttora in allerta. In attesa, cioè, degli sviluppi necessari a sbloccare una situazione che al momento è nei fatti paralizzata.
Le tre banche versano in condizioni assai diverse (Cesena ha avviato il turnaround l’anno scorso, Rimini e San Miniato stanno ancora determinando il fabbisogno di capitale), ma da più parti si auspica un destino comune, che consenta di chiudere in un colpo solo le tre partite di medie dimensioni aperte sul fronte bancario.
Dopo l’aumento di capitale da 280 milioni chiuso a settembre dal Fitd (che oggi la controlla al 95%), Cesena sta per completare il processo di risanamento con una maxi-cartolarizzazione che il mercato prevede di circa un miliardo, che potrebbe vedere nuovamente l’intervento del Fondo interbancario con l’acquisto della tranche junior dei titoli derivanti dalla cartolarizzazione. Il fondo così si troverebbe ad aver speso circa la metà dei 700 milioni ricevuti in dote.
A Rimini e San Miniato siamo un passo indietro. L’Sos al Fondo è stato lanciato da qualche mese, ma ancora non si ha contezza del fabbisogno immediato di capitale: a Rimini, dove ci sono 950 milioni di Npl in pancia, difficilmente basteranno i 100 milioni del rafforzamento programmato l’anno scorso e stoppato in estate, con le stime più recenti che si aggirano intorno al doppio. Su importi analoghi viaggerebbe San Miniato, con una manovra su capitale e Npl da circa 200-250 milioni in totale.
Oltre alla somma che potrebbe mettere il Fondo, ci sono le risorse (si parla di circa 150 milioni) che sembrerebbe disposto a offrire Crédit Agricole Italia – Cariparma, che però al momento si sarebbe dichiarato interessato soltanto a Cesena e Rimini, e comunque a valle di ricapitalizzazione e pulizia Npl. All’appello, dunque, mancherebbero circa 200 milioni: nell’ambito di una trattativa assai complessa e dalle cifre ancora incerte si guarda al possibile intervento di Atlante, o magari di Sga, sul fronte del capitale o più probabilmente degli Npl. Le alternative sarebbero impervie (legge salva-risparmio) o rischiose (risoluzione). Certo il tempo non gioca a favore: più si aspetta più gli asset si deteriorano, e più si alza il pressing da parte della Vigilanza, che a breve dovrebbe condurre le prove di stress da cui è difficile che arrivino buone notizie.

Marco Ferrando

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