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Cesena, l’Agricole pronto all’acquisto

Il Crédit Agricole è pronto a rilevare le Casse di risparmio di Cesena, Rimini e San Miniato: ieri, secondo quanto risulta a Il Sole, il ceo del gruppo in Italia Giampiero Maioli ne avrebbe discusso con i vertici del gruppo a Parigi, mentre oggi è atteso il via libera dello Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Nelle prossime settimane dopo la necessaria due diligence andranno definiti modalità e cifre del passaggio di proprietà necessario a salvare le sorti dei tre istituti, ma lo schema è ormai pronto.
L’interesse dei francesi titolari di Cariparma, e da poco anche di Pioneer, era noto da tempo. Così come la necessità di trovare un cavaliere bianco per le Casse di Rimini e San Miniato (pericolosamente vicine alla soglia patrimoniale minima richiesta dalla Vigilanza) e del coinvolgimento del Fondo, che dopo aver ripatrimonializzato la Cassa di Cesena con 280 milioni un anno fa, dispone ancora di 420 milioni. Nei giorni scorsi, si sarebbe trovato il modo di allineare gli interessi di tutti.
L’ipotesi di lavoro, che sarà sottoposta oggi pomeriggio al Consiglio dello Schema volontario del Fondo, prevede anzitutto l’offerta da parte dell’Agricole a rilevare tutte le tre banche, dunque non solo Cesena e Rimini ma anche San Miniato, inizialmente fuori dal radar dei francesi. L’offerta dovrebbe aggirarsi intorno ai 150 milioni: un prezzo simbolico per Rimini e San Miniato, tutto il resto per Cesena, oggetto nelle prossime settimane di una due diligence.
In parallelo, il Fondo si muoverà su due fronti. Quello del capitale e quello degli Npl: le risorse ancora in cassa, insieme a quelle che riceverà dall’Agricole, dovrebbero infatti essere impiegate sia per la ricapitalizzazione di Rimini e San Miniato (la prima al 31 dicembre presentava un Cet1 Ratio al 6,91% contro il 7,80% stabilito da Bankitalia), sia per una maxi-cartolarizzazione destinata a eliminare buona parte degli Npl prima del trasferimento ai francesi. Anche in questo caso si ragionerebbe ancora per ordini di grandezza: a Cesena il dg Bruno Bossina ha ormai impostato la cessione di circa un miliardo lordo di crediti deteriorati; una specie di piattaforma, questa, su cui potrebbero finire anche gli Npl degli altri due istituti, per un ammontare complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno a miliardo e mezzo, sempre lordo. A coprire i costi della cartolarizzazione, ancora il Fondo interbancario – cui dovrebbero andare i titoli junior – ma anche Atlante 2, che dovrebbe entrare in partita sulla tranche mezzanina, mentre i titoli senior (coperti da garanzia statale tramite Gacs) saranno collocati sul mercato. Possibile, qualora necessario, anche un coinvolgimento di Sga.
Oltre ai francesi e al Fondo sarà necessaria, ovviamente, anche l’approvazione da parte dei board di Rimini e San Miniato, che nelle settimane scorse hanno ricevuto rispettivamente le manifestazioni di interesse da parte di Jc Flowers, da una cordata guidata da Vincenzo De Bustis e dal gruppo riassicurativo panamense Barents.
Se lo schema alla fine dovesse essere questo, i tre istituti saranno posseduti per oltre il 90% da Cariparma-Crédit Agricole Italia. Lo schema volontario del Fitd, invece, si troverebbe con qualche milione ancora in cassa, i titoli a più elevato rischio derivanti dalla cartolarizzazione ma, all’attivo, anche il salvataggio delle tre banche. Che, diversamente, sarebbero a un passo dalla liquidazione viste le dimensioni ridotte e quindi – mancando il rischio sistemico – la non percorribilità della risoluzione.

Marco Ferrando

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