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Cerved porta a Piazza Affari il business delle banche dati

La prima matricola della stagione estiva, Cerved, è pronta per il debutto in Piazza Affari il 24 giugno. Il collocamento, in corso da lunedì della scorsa settimana, si concluderà venerdì.

Che cosa fa
Cerved è in sostanza una banca dati finanziaria. L’84% dei sui ricavi deriva dall’attività di credit information, informazioni sulla solidità delle imprese e il loro profilo finanziario. Marketing solutions e credit management sono altri due rami di attività – potenzialmente ancora da sviluppare – che, insieme, contano per il 12% dei ricavi. Nel 2013 la società ha realizzato un giro d’affari complessivo di 313,5 milioni (includendo per l’intero esercizio anche le acquisizioni del periodo) con un risultato netto di pertinenza del gruppo di 6,9 milioni.
Cerved è leader in Italia, con una quota di mercato del 42% (sui dati 2012), davanti a Crif che ha una quota del 26%. Forte di questo posizionamento, vanta un margine Ebitda dell’ordine del 50%, rispetto al 35-40% delle società quotate comparabili (tutte estere). Negli ultimi sei anni è cresciuta costantemente: i ricavi a un ritmo medio del 5,2%, l’Ebitda del 6%, il cash-flow operativo del l’8,5%. In sostanza si tratta un business stabile e prevedibile, “resistente” ai periodi di crisi economica.
Perché si quota
La società, nata nel 1974 per iniziativa delle Camere di commercio del Veneto, è passata attraverso due operazioni di private equity. Cvc, che ha rilevato Cerved a fine 2012 da altri due operatori di private equity (Bain Capital e Clessidra), ha colto in sostanza il momento di mercato favorevole per monetizzare un terzo dell’investimento. La società, che è stata valorizzata 1,13 miliardi (Enterprise value, Ev) al momento dell’acquisizione di Cvc, viene offerta oggi sul mercato a un Ev di 1,48-1,705 miliardi sulla base del range di prezzo di 5-6,5 euro per azione. In Ipo il fondo di private equity cederà un terzo delle sue azioni mentre saranno emesse dalla società nuovi titoli il cui ricavato servirà a rimborsare un terzo del debito (750 milioni l’indebitamento netto a fine 2013), derivante appunto dal leverage buy-out. Cvc resterà comunque il principale azionista con una quota intorno al 50%, vincolata per sei mesi dalla clausola di lock-up: prospetticamente questa quota verrà dismessa, ma le modalità a oggi non sono prevedibili. Con il ricavato della vendita di nuove azioni (dai 225 ai 292,5 milioni, a stare alla forchetta di prezzo), Cerved rimborserà uno dei tre prestiti obbligazionari in essere dell’importo di 250 milioni. Gli altri due bond, a oggi, prevedono penali proibitive per l’estinzione anticipata: si considererà se rimborsarli a partire dal 2016, quando la penale scenderà. Con il rimborso del primo bond, il rapporto debito netto/Ebitda calerà da 4,93 intorno a 3 (poco sotto se al prezzo massimo, poco sopra se al prezzo minimo). Gli oneri finanziari si ridurranno dai 59,6 milioni del 2013 a 39 milioni (scenderebbero a 22 se tutto il residuo indebitamento fosse finanziato agli attuali tassi di mercato). La società lo scorso anno ha comunque prodotto cassa per 125 milioni ed è in grado quindi di onorare il debito e, volendo, di ridurlo ulteriormente o di remunerare il capitale con i dividendi o di finanziare qualche acquisizione.
L’offerta
Il prezzo d’offerta è compreso tra 5 e 6,5 euro per azione. In vendita ci sono 84 milioni di azioni, di cui 45 milioni derivanti dall’aumento di capitale e 39 milioni posti in vendita da Chopin Holdings (veicolo di Cvc). Per l’eventuale greenshoe i 12 milioni di titoli aggiuntivi saranno messi in vendita da Cvc. Compresa la greenshoe l’entità dell’offerta – curata da Banca Imi, JP Morgan, Mediobanca e UniCredit – è di 480-624 milioni.
La valutazione
Alla forchetta di prezzo dell’Ipo corrisponde una capitalizzazione di Borsa iniziale di 975-1267,5 milioni. Ai dati 2013, l’Ev/Ebitda di Cerved è di 9,9 al prezzo minimo e di 11,4 al prezzo massimo, il rapporto prezzo/utili oscilla da 17,4 a 22,7. Questi parametri si confrontano con i multipli di tre società comparabili: Experian quotata a Londra ed Equifax quotata a New York che hanno entrambe un Ev/Ebitda 2013 di 13 volte e un p/e di 19,6; e Dun & Bradstreet, anch’essa quotata a Wall Street, che ha un Ev/Ebitda di 9,9 volte e un p/e di 13,7 volte. Sulla base delle stime 2014 degli analisti, i multipli del paniere dei titoli comparabili sarebbero allineati con quelli di Cerved prezzata a metà della forchetta indicativa.
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