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Cerved, l’offerta fa il tutto esaurito

Cerved avanza verso Piazza Affari con la definizione del prezzo nella parte bassa della forchetta (a 5,10 euro) e con l’offerta coperta due volte sul pacchetto di 84 milioni di titoli. Si possono quindi tirare le somme della futura Ipo: la società capitalizzerà infatti 995 milioni di euro e debutterà martedì 24 a Piazza Affari.
Il business model dell’azienda sarebbe stato apprezzato dagli investitori, ma la scelta di abbassare il prezzo sarebbe stato obbligato. La società ha pagato l’affollamento di Ipo europee: si stanno quotando ben 24 aziende. Del resto solamente sul mercato italiano sono in corso in contemporanea tre quotazioni di entità considerevole: si tratta oltre che di Cerved, di Fineco e di Fincantieri, con gli sbarchi in Borsa di quest’ultime previsti rispettivamente per il 2 e 3 luglio.
Uno degli aspetti da tenere in considerazione resta la destinazione delle risorse dell’Ipo che non andranno ad aumentare le risorse della società per lo sviluppo, ma andranno a ridurre il debito contratto dagli azionisti: i fondi di private equity Cvc. I proventi derivanti dall’aumento di capitale (compresi fra 225 e 292,5 milioni al lordo di commissioni e spese) saranno infatti utilizzati da Cerved Information Solutions principalmente per rimborsare parzialmente l’ammontare del prestito obbligazionario da 780 milioni: in particolare, obbligazioni a tasso variabile per 250 milioni, le senior secured fixed rate notes a tasso fisso dell’ammontare di 300 milioni e le senior subordinated notes per 230 milioni.
È dunque tutto pronto per il debutto, in vista del quale occorre ricordare i punti di forza e di debolezza dell’azienda.
Punti di forza
Secondo l’ufficio studi del Sole 24 Ore, Cerved è il principale operatore in Italia nel settore del credit information con una quota di mercato del 42% in termini di ricavi dell’esercizio 2012 (sulla base di una ricerca realizzata da PwC Advisory). Il secondo operatore è Crif con una quota di mercato del 26%, seguono a forte distanza Infocamere, Ribes, Assicom e altri operatori minori. Il gruppo dispone inoltre della banca dati di riferimento in Italia in termini di accuratezza, che integra un database di proprietà con l’accesso a banche dati di terzi. Nel 2013 i clienti attivi del gruppo (fra imprese e istituti finanziari) erano 34.322, di cui il 92% si è dichiarato “soddisfatto” o “molto soddisfatto” dei servizi ricevuti in base a una ricerca condotta da Databank a luglio 2013.
L’attività di credit information è poi cruciale per i clienti che non desiderano assumersi il rischio di trattare con una controparte non affidabile e la prevedibilità dei ricavi di questo segmento di business è elevata grazie a un bacino di clienti ampio e diversificato e al forte utilizzo da parte della clientela di contratti di abbonamento prepagati. Si tratta pertanto di un segmento di business con tendenza di crescita nel lungo termine.
Punti di debolezza
Cerved dovrà svilupparsi con maggiore incisività in alcune aree. Per fare un esempio il mercato delle marketing solutions in Italia è attualmente poco sviluppato rispetto agli altri Paesi europei e pertanto con potenzialità di crescita, ma il gruppo Cerved tramite Databank vi detiene una quota di mercato solo del 2% a fronte di quote comprese tra l’8% e il 15% dei principali concorrenti (Jakala, Gfk Eurisko e Ipsos). Anche il settore del credit management (gestione dei crediti in sofferenza per conto terzi) in Italia è atteso in forte espansione: al momento però i principali operatori sono Italfondiario, Guber e Prelios Credit Servicing, mentre Jupiter (gruppo Cerved) detiene una quota di mercato dell’11%.
Sotto osservazione c’è poi la futura politica dei dividendi da parte di Cerved. Nel corso del triennio 2011-2013 il gruppo Cerved ha distribuito dividendi per complessivi 64,3 milioni (di cui 51,1 nel 2011, 13,1 nel 2012 e 0,1 nel 2013). Ma il regolamento del prestito obbligazionario in essere, nonché il contratto di finanziamento revolving, prevedono una serie di limiti e condizioni alla distribuzione.
Ora è prevedibile, con la riduzione del debito dopo l’Ipo e grazie alla forte generazione di cassa dell’azienda, che questi vincoli possano cadere in modo da massimizzare la distribuzione della cassa disponibile. Ma su questo aspetto si attendono maggiori lumi da parte del management del gruppo.

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