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Certificazione delle clausole per i benefit

Dalle copie degli assegni negoziati o dei bonifici eseguiti dall’utilizzatore rilevabile il corrispettivo pattuito, ma il contribuente deve saper dimostrare anche le altre clausole convenzionali per il godimento dei beni d’impresa.

Dopo l’emanazione della circolare 26/E dello scorso 24 settembre, i contribuenti devono indicare con certezza le condizioni riguardanti l’utilizzo di beni posseduti dall’impresa e utilizzati dai soci o dall’imprenditore individuale e dai propri familiari, ai sensi dei commi da 36-terdecies a 36-duodevicies, dell’art. 2, dl n. 138/2011.

Posto che la legge di conversione (legge n. 148/2011) è stata approvata lo scorso anno e che la norma sui beni «di comodo», è entrata in vigore con decorrenza dal 1° gennaio scorso, la circolare 24/E/2012 (§ 3), emanata con obbligo già in corso qualche mese più tardi (15.06.2012), ha letteralmente disposto che «per esigenze di certezza e documentabilità, al fine di verificare gli accordi previsti dalle parti _ si ritiene opportuno precisare che il corrispettivo annuo e le altre condizioni contrattuali debbono risultare da apposita certificazione scritta di data certa, antecedente alla data di inizio dell’utilizzazione del bene_».

Sul tema la dottrina ha evidenziato una serie di problematiche riguardo alla quasi sistematica assenza della «data certa» di concessione dei beni in godimento, con particolare riferimento alla posizione dell’imprenditore individuale che ha subito un’estensione del perimetro applicativo, non rilevabile dal tenore letterale delle disposizioni.

Si è rischiato, con tale richiesta, di mettere in crisi una vasta platea di contribuenti che non hanno provveduto tempestivamente a redigere una scrittura tra le parti (società e soci, ma anche persona fisica-imprenditore e persona fisica-privato) in data quantomeno «anteriore» all’entrata in vigore delle disposizioni.

Per questo motivo la circolare n. 36/E è corsa ai ripari, edulcorando la richiesta indicata dal precedente documento di prassi, ammettendo la possibilità di dimostrare (onere probatorio) i contenuti convenzionali, anche in assenza della citata documentazione con la finalità di stoppare «scelte di convenienza economica dell’ultimo minuto».

Il contribuente, come già indicato (circ. 17/E/2009), potrebbe documentare il corrispettivo versato per l’uso del bene con la mera presentazione di copie dei bonifici o degli assegni, che certamente non contemplano tutti i dati richiesti (identificazione del bene, inizio e durata del godimento e corrispettivo annuale), integrando questa documentazione con ulteriori dati, ma sempre se un accordo è stato sancito tra le parti (i dubbi riguardano, soprattutto, gli imprenditori individuali assoggettati alla disciplina soltanto per estensione interpretativa).

Confermando le perplessità per i beni già in godimento alla data di entrata in vigore delle disposizioni e per la forza del documento di prassi, in luogo della scrittura privata registrata e per il futuro si dovrà ammettere lo scambio di corrispondenza (senza busta), la scrittura timbrata dall’ufficio postale, la scrittura autenticata dal Notaio e, non ultima per importanza, la posta elettronica certificata.

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