Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Certificazione crediti in salita

È scaduto venerdì scorso, 31 ottobre, il termine entro il quale coloro che vantano crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni potevano attivarsi per usufruire della garanzia dello stato al fine di ottenere il dovuto. Ma purtroppo, secondo quanto risulta a ItaliaOggi Sette, non tutto sta filando liscio.

Spesso, infatti, i creditori non sono riusciti a ottenere la preziosa e indispensabile certificazione attraverso la piattaforma elettronica. Nei casi peggiori, la resistenza degli enti debitori è tale che neppure i commissari nominati dal Mef riescono a sbrogliare la matassa. Nel frattempo, imprese e professionisti sono lasciati senza alcuna informazione e quindi senza alcuna certezza sui tempi del pagamento.

La procedura di certificazione, in effetti, rappresenta lo snodo cruciale di tutta l’operazione si smobilizzo dei crediti verso le p.a., in particolare, per chi intenda ricorrere allo strumento della cessione. Il creditore, infatti, può cedere il proprio credito certificato a una banca o a un altro intermediario finanziario abilitato, che a questo punto subentra al creditore stesso nel rapporto con il debitore. La cessione può essere disposta sia «pro-solvendo» che «pro-soluto». Nel primo caso, il soggetto che cede il credito risponde dell’eventuale inadempienza del debitore, mentre nel secondo deve esclusivamente garantire l’esistenza dello stesso, per cui il rischio di inadempimento grava elusivamente sul cessionario.

Una forma peculiare di cessione pro-soluto è quella prevista dall’art. 37 del dl 66/2014. Essa è consentita esclusivamente per i crediti commerciali di parte corrente maturati al 31 dicembre 2013 verso le p.a. diverse dallo stato che siano già certificati ovvero che ottengano la certificazione a seguito di istanza presentata, come detto, entro il 31 ottobre.

In tal caso, i crediti ceduti sono assistiti da una garanzia statale, il che consente al cedente di spuntare condizioni particolarmente vantaggiose rispetto a quelle di mercato: il cessionario, infatti, potrà applicare una percentuale di sconto (comprensiva di ogni onere e commissione) non superiore all’1,90% in ragione d’anno per importi di ammontare complessivo del credito o dei crediti ceduti sino a 50 mila euro, ovvero all’1,60% in ragione d’anno per importi eccedenti i 50 mila euro di ammontare della cessione.

In teoria, le amministrazioni debitrici hanno 30 giorni di tempo per rispondere e, in caso di inadempimento, incappano in pesanti sanzioni, ossia il divieto di assumere personale e di contrarre nuovi prestiti.

Ma si tratta di penalità che non spaventano troppo chi da anni è alle prese con il blocco di fatto del turnover e, a causa dei vincoli del Patto di stabilità interno, non potrebbe comunque indebitarsi.

Qualora la p.a. non risponda entro 30 giorni dalla data di presentazione dell’istanza di certificazione, il creditore può anche e agli uffici centrali o periferici del Mef la nomina di un commissario ad acta, che dovrebbe provvedere entro i successivi 50 giorni. Ma anche tale possibilità (il cosiddetto potere sostituivo) è spesso un’arma spuntata Persino i commissari ministeriali fanno fatica a imporsi, anche perché non dispongono di alcuna assistenza da parte del Mef. Come del resto, gli stessi creditori.

Chi prova a capirci qualcosa (creditore o commissario che sia) non può contattare un help-desk, ma viene automaticamente indirizzato sulle faq presenti nel portale della piattaforma.

Senza la certificazione, tutto il meccanismo si inceppa. L’ambito documento, infatti, è essenziale anche per accedere alla possibilità di compensare i crediti con le somme dovute al Fisco. In teoria, tale chance è prevista per tutte le pendenze su tributi erariali, tributi regionali e locali, contributi assistenziali e previdenziali, premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali o altre entrate, sulla base di cartelle esattoriali notificate entro il 31 marzo 2014 (si veda ItaliaOggi Sette del 20/10/2014). Inoltre, è possibile compensare i crediti certificati con somme dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario.

Ma anche in tal caso, senza certificazione non c’è nulla da fare.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa