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Cercare riparo nei listini meno esposti

di Guido Plutino

In questi mesi di profondo rosso il sogno proibito di ogni investitore si chiama "decorrelazione". Per i non addetti ai lavori, questa specie di formula magica indica la ricerca di un porto sicuro, protetto dalla crisi di Europa e Usa, al riparo dai contraccolpi trasmessi dalla globalizzazione.

Ma è possibile sfuggire alla crisi dei debiti sovrani e a una recessione che si fa ogni giorno più probabile? Esistono zone franche?

In realtà sembra tutt'altro che facile trovare strumenti e listini che vengano risparmiati da tensioni e volatilità. «La decorrelazione è un tema complesso – osserva infatti Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroders Italia – . Prima dell'invasione dei derivati, nei mercati esistevano punti di decorrelazione abbastanza chiari. È il caso, per esempio, dei titoli di Stato e delle materie prime. Oggi non è più così: l'eccesso di finanziarizzazione ha portato un forte aumento della volatilità e del grado di correlazione».

«La decorrelazione strutturale non esiste più – conferma Livio Dalle, head of advisory di Vontobel Italia –. Esistono semmai fenomeni di decorrelazione temporalmente limitati e mai definitivi».

Tuttavia, nel caso delle Borse, per chi sa e può guardare lontano esistono alcune aree che hanno resistito meglio agli scossoni delle ultime settimane e promettono di mantenere anche in futuro un ritmo di crescita superiore a quello dei mercati europei.

Le nuove frontiere si trovano principalmente in Asia. Ai listini già "emersi" si sono via via aggiunti quelli di Corea del Sud, Indonesia, Malesia, Filippine e Thailandia. Altre Borse con caratteristiche analoghe sono quelle del Sudafrica, della Turchia, della Mongolia e – in misura minore – della Polonia. Si tratta spesso di mercati di dimensioni notevoli (la Borsa della Corea del Sud, per esempio, capitalizza più del doppio di Piazza Affari) che possono vantare un'impostazione grafica favorevole (vedi analisi tecnica sul «Sole 24 Ore del lunedì» del 21 novembre 2011).

In molti casi il risveglio, cominciato già da qualche settimana, è stato guidato da titoli tecnologici e semiconduttori. Un fatto naturale, dal momento che questi comparti rappresentano una parte rilevante della capitalizzazione di questi listini e comprendono aziende leader mondiali nella fornitura di componenti all'industria elettronica e dei computer. Ma sono numerose anche le società attive in altri settori, tanto dinamiche quanto ignote ai risparmiatori occidentali. «Infatti la soluzione migliore per affrontare mercati poco conosciuti – spiega Angelo Drusiani, asset manager di Banca Albertini Syz – è la sottoscrizione di un fondo di investimento. Solitamente le società di gestione hanno professionalità in loco in grado di analizzare l'andamento delle aziende. Ai prodotti gestiti, volendo diversificare, si può affiancare un Etf (Exchange traded fund, prodotto a gestione passiva che replica un indice o un paniere di titoli, ndr) specializzato nelle Borse asiatiche».

Anche in fasi come questa, dunque, la ricerca della decorrelazione è possibile. Ma come si spiega questa specie di "sospensione" della legge che globalizza i mercati?

«Grazie all'effetto combinato di due fattori – risponde ancora Drusiani –: un tasso di crescita interna molto sostenuto, abbinato a una forte posizione nell'export. Questo si traduce in dinamiche economiche favorevoli per molti comparti, dalle costruzioni alle infrastrutture. Prendiamo il caso della Borsa coreana: le attività legate ai consumi interni pesano per il 21%, le tecnologie per il 18% e le altre produzioni industriali per una quota analoga».

L'importante è non nutrire aspettative irrealistiche. «È difficile pensare che, se nel 2012 si dovesse verificare una recessione, non vengano coinvolti anche questi mercati lontani e di nicchia – avverte Spreafico –. Più che di decorrelazione, è meglio parlare di una minore correlazione e questo vale anche per la rotazione settoriale. Un tempo c'era decorrelazione tra azioni cicliche e titoli anti-ciclici più difensivi, come farmaceutici o alimentari, ma anche questo fenomeno si sta progressivamente attenuando».

«Tuttavia – conclude Dalle – più che scommettere su mercati con scarsa visibilità e quindi rischio elevato, è meglio cercare opportunità nei diversi comparti, anche a livello europeo, tenendo conto naturalmente dei livelli valutativi. Tra le aziende del food and beverage, dei beni primari e dei beni di lusso non mancano gli operatori globali molto attivi anche nei mercati emergenti, da Bmw a Unilever. Forse la frontiera più efficiente della decorrelazione è ancora qui, anche se bisogna comunque essere pronti ad affrontare la volatilità di breve termine».

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