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Cepej, l’Italia è latitante

Ci è rimasto solo il tribunale di Torino alla Cepej, la commissione creata dal Consiglio d’Europa per migliorare efficienza e funzionamento della giustizia nei 47 stati membri. Gli altri uffici italiani, chi più chi meno, devono essersi persi per strada com’è accaduto alla Corte d’appello di Catania, ancora in lista con Torino tra i tribunali referenti ma in effetti non più pervenuta, prova ne è la mancata partecipazione alle ultime riunioni. C’è poi il caso di Siracusa rimasta appesa tra un intoppo e l’altro, a cominciare dal trascorrere del tempo, alla risposta del suo tribunale. Sul sito www.coe.int, c’è ancora il verbale della riunione del maggio scorso avvenuta a Siracusa tra i referenti del tribunale e i membri di Saturn, il network dedicato alla gestione dei tempi dei procedimenti giudiziari, per fare il punto della situazione di un tribunale medio-piccolo alle prese con la gestione arretrato e rimasta invece senza la missione di ritorno del magistrato referente a Strasburgo. Può accadere anche questo all’Italia, culla del diritto, il paese dove i nostri magistrati e ricercatori del Cnr fanno scuola ai colleghi giordani, turchi e marocchini, i rappresentanti degli ultimi paesi che hanno chiesto aiuto alla Cepej per migliorare il loro sistema giudiziario. Una sospensione inspiegabile di un anno in un limbo di incerta memoria tra le dimenticanze del «farraginoso sistema burocratico del Coe», come lo chiama il magistrato referente di Torino, Giacomo Oberto e la situazione in cui versano molti uffici giudiziari italiani troppo affogati nel disbrigo quotidiano degli affari per seguire i lunghi tempi e procedure di risposta del network Coe. Oggi resta il garbato imbarazzo di Massimo Cortese, un avvocato del foro siracusano che aveva tra i primi cercato il contatto con i magistrati Barbuto e Oberto di Torino per emulare i loro risultati in tema di efficientamento e smaltimento arretrato civile. «Ci siamo incontrati a un convegno di diritto di famiglia organizzato dal nostro consiglio dell’Ordine a Siracusa», ricorda il legale, «e successivamente a ottobre 2012, abbiamo concordato di promuovere un contatto tra il tribunale e il gruppo Saturn. Contatto avvenuto a maggio scorso con scambio di informazioni tra i magistrati e la redazione del rapporto sulla missione. Ho fatto di tutto per far incontrare le parti e posso dire che l’interesse c’era da ambo i lati, cosa sia successo dopo, non lo so proprio, né me ne spiego il perché». Per parte Cepej, parla a ItaliaOggi il giudice torinese, Giacomo Oberto: «Ci eravamo riproposti di rivedere il rapporto una volta che i colleghi siracusani a cui l’avevamo inviato, ci avessero fatto arrivare le loro osservazioni, purtroppo ciò non è accaduto. C’è da dire, però, che il segretariato della Cepej, nell’ultima riunione dei tribunali referenti si è dimenticato di invitare Catania, salvo poi mandare una lettera di scuse. Alla prossima riunione del network di metà ottobre, farò il possibile perché sia invitato». E così tra reciproche dimenticanze e misunderstanding passa il tempo. Si legge infatti nel rapporto scritto dopo la riunione del 13 maggio scorso: «Il presente progetto di rapporto è indirizzato al tribunale di Siracusa affinché egli possa prenderne atto e effettuarci correzioni, commenti o aggiunte. In seguito, il gruppo di esperti della Cepej ne scriverà una versione definitiva che sarà tradotta in francese per il Consiglio dell’Europa». Per Siracusa risponde a ItaliaOggi Filippo Pennisi, presidente della seconda sezione civile del tribunale e magistrato referente: «Condividiamo il contenuto del report ricevuto a cui abbiamo dato seguito come del resto avevamo già posto in essere in precedenza. Lo scriveremo nel rapporto di risposta. Del resto il programma Strasburgo di abbattimento dell’arretrato era già in atto e combattiamo con altre carenze soprattutto dovute alla mancanza di personale amministrativo, non c’è infatti assistenza alle udienze civili prevista dal cpc. Solleciteremo invece il network perché si possa fare un’altra riunione visto che nel frattempo la situazione è cambiata avendo accorpato anche le sedi distaccate per un aumento del carico di lavoro di circa il 50%».

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