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Centrale rischi Bankitalia, serve sempre il preavviso

È illegittima, se non è preceduta dalla comunicazione di preavviso, la segnalazione di sofferenza alla Centrale rischi della Banca d’Italia dell’impresa debitrice. Si tratta infatti di un comportamento contrario ai princìpi di buona fede e correttezza nel funzionamento del rapporto bancario, che può compromettere in modo grave e irreparabile il diritto alla libera iniziativa economica; per tutelarsi, l’impresa può rivolgersi al tribunale e ottenere in via d’urgenza (usando il procedimento previsto dall’articolo 700 del Codice di procedura civile) la cancellazione della segnalazione di rischio.
Lo ha affermato il tribunale di Milano (sezione feriale) che, con l’ordinanza del 29 agosto scorso, ha accolto il ricorso promosso da una società contro una banca per la segnalazione a sofferenza nella Centrale rischi della Banca d’Italia in relazione a due contratti di leasing finanziario immobiliare stipulati nel 2007.
La vicenda
La società ha presentato ricorso al tribunale per la violazione della circolare della Banca d’Italia 139/91, aggiornata il 29 aprile 2011, dell’articolo 4, comma 7, del Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi di informazione creditizia (entrato in vigore il 1° gennaio 2005) emanato in attuazione del Codice della privacy, nonché dell’articolo 125, comma 3, del Testo unico bancario lamentando il mancato rispetto da parte dell’istituto di ogni regola di buona fede e correttezza anche per l’insussistenza dello stato di sofferenza.
La decisione
Il giudice ha chiarito che la preventiva comunicazione al debitore è obbligatoria, sia nel caso di segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia, sia nel caso di segnalazione nelle Centrali dei rischi private, e sia se il debitore è un consumatore, sia se si tratta di soggetto che agisce per scopi inerenti all’attività imprenditoriale o professionale.
Secondo il tribunale, l’obbligo di preavviso risponde a più finalità. Richiamando la giurisprudenza dell’Arbitro bancario finanziario, il giudice chiarisce che l’informativa è espressione del fondamentale principio di correttezza e lealtà nel trattamento dei dati personali e risponde all’esigenza di offrire al debitore la possibilità di intervenire prima della segnalazione della morosità o di altro evento negativo; quindi, è necessario che il preavviso pervenga al destinatario in tempo utile perché il presupposto della segnalazione possa essere «tempestivamente» eliminato e, in ogni caso, prima che la segnalazione sia effettuata (Abf Collegio di coordinamento, decisione 3089 del 24 settembre 2012). Anche se la decisione dell’Abf, in realtà, si riferisce solo al preavviso per le segnalazioni nei sistemi informativi privati, il tribunale ritiene tuttavia di poter estendere il principio anche alle segnalazioni nella Centrale rischi di Bankitalia. Né ad avviso del giudice può essere condivisa l’interpretazione del Codice della privacy (modificato dal Dl 201/2011), che avrebbe eliminato l’obbligo di preavviso per le persone giuridiche.
Secondo l’ordinanza, il sistema complessivo che si è venuto formando attribuisce alla previa segnalazione non solo una funzione di tutela del consumatore e della persona rispetto al trattamento dei suoi dati personali, ma di tutela del debitore rispetto a segnalazioni che possono comportare grave danno per le ripercussioni in termini di affidabilità e di accesso al credito, tanto da compromettere la stessa vita dell’impresa.
Peraltro, nella valutazione del bilanciamento degli opposti interessi (del sistema creditizio, del segnalante e del debitore), il tribunale ha ritenuto che il preavviso costituisca un adempimento poco oneroso per la banca, che deve solo inviare un’informativa a mezzo lettera raccomandata.
Infine, il giudice ha considerato che, in caso di illegittima segnalazione, nelle more del giudizio di merito, si possono verificare irreparabili e gravi compromissioni del diritto del ricorrente alla libera iniziativa economica, consistenti nella maggiore difficoltà di ricorrere al credito bancario, o nella revoca di quello già concesso, causando così una lesione del diritto all’impresa. L’ordinanza ha quindi accolto il ricorso della società e ha ordinato alla banca di adoperarsi immediatamente per la cancellazione della segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia.

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