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Centrale rischi a doppia tutela

Doppia tutela contro le iscrizioni sbagliate nella centrale rischi. L’impresa ingiustamente segnalata può farsi cancellare sia in base al procedimento speciale (dlgs 150/2011), ma anche con il procedimento d’urgenza ordinario, disciplinato dall’articolo 700 del codice di procedura civile. L’iscrizione nella centrale rischi rappresenta, un trattamento dei dati e chi ha subito una segnalazione ingiusta può chiedere al tribunale un provvedimento di urgenza per violazione della privacy. È quanto deciso dal tribunale di Verona, terza sezione civile, con ordinanza del 27 maggio 2014, resa nel procedimento cautelare n. 2014/435.

Nel caso specifico una srl ha promosso un’azione cautelare ex articolo 700 c.p.c., dopo avere subito la segnalazione a sofferenza da parte di una banca per uno scoperto di conto corrente.

La società ha sostenuto l’illegittimità della segnalazione, in quanto non è stata preceduta da idonea comunicazione di preavviso da parte della Banca intermediaria, sia in quanto mancante dei presupposto di insolvenza richiesto per il censimento a sofferenza della posizione.

E il tribunale ha riconosciuto le ragioni dell’impresa, ordinando alla banca di attivarsi immediatamente per ottenere da Banca d’Italia l’immediata cancellazione della segnalazione a sofferenza.

L’ordinanza è rilevante, perché ammette un doppio canale di tutela. Il primo è quello disegnato dall’articolo 10 del dlgs 150/2011, con eventuale richiesta di sospensione ai sensi dell’articolo 5 del medesimo decreto.

La seconda opzione è rappresentata dal procedimento cautelare (articolo 700 del codice di procedura civile), alla quale, però, si può ricorrere solo in mancanza di una procedura ad hoc. Ma nel caso di trattamento di dati illegittimo, consistente in illegittima segnalazione alla centrale rischi, il procedimento apposito ci sarebbe (appunto quello regolato dal dlgs 150/2011).

Su questo punto interviene il tribunale di Verona.

Nell’ipotesi in cui il segnalato, oltre a invocare la responsabilità extracontrattuale della banca per la lesione del proprio diritto alla riservatezza a seguito della illegittima/erronea segnalazione in centrale rischi, faccia valere anche l’inadempimento degli obblighi contrattuali dell’intermediario stesso e cumuli pertanto le due azioni, si legge nell’ordinanza in commento, la causa di merito dovrà comunque essere svolta con il rito ordinario; quanto, invece, alla tutela d’urgenza, nelle ipotesi di richiesta del soggetto segnalato di cancellazione urgente della segnalazione effettuata in Centrale Rischi della Banca d’Italia dalla banca intermediaria, l’interessato fa valere sia un suo diritto di natura contrattuale sia di natura extracontrattuale: l’attività di raccolta e trasmissione dati alle centrali rischi da parte degli intermediari ha, secondo il tribunale veneto, una duplice valenza contrattuale ed extracontrattuale. Da qui la conseguenza della possibilità di agire scegliendo tra l’uno o l’altro rito.

La pronuncia si caratterizza per l’estensione della tutela prevista dal codice della privacy ad una società. Sul punto va evidenziato che, a seguito delle modifiche apportate al codice della privacy dal decreto legge 201/2011, le persone giuridiche, gli enti e le associazioni non possono fruire delle tutele previste dal codice medesimo.

Il tribunale di Verona, invece, accorda la tutela descritta dal codice della privacy anche a una società a responsabilità limitata, sulla base della tesi per cui le norme generali in tema di trattamento dei dati di cui all’articolo 11 del Codice privacy si applicano alle segnalazioni presso la Centrale Rischi. L’articolo 11 del codice della privacy prescrive che i trattamenti di dati siano legittimi e corretti e che le informazioni usate siano esatte e aggiornate.

L’esclusione delle persone giuridiche dall’elenco dei soggetti tutelati esclude la possibilità di invocare per queste imprese l’articolo 11. L’impostazione del tribunale veronese vale, invece, per le imprese individuali.

Peraltro anche le società possono chiedere la cancellazione delle segnalazioni errate sulla base del contratto con la banca e del principio di buona fede contrattuale previsto dal codice civile.

Nel merito il tribunale veronese ha ritenuto illegittima la segnalazione in quanto la società in questione non si trovava in stato di insolvenza, ma solo in una situazione di forte tensione finanziaria non irreversibile.

Inoltre la segnalazione è risultata illegittima a causa del mancato preavviso al cliente. Ai sensi della

Circolare di Banca d’Italia n. 139/91, infatti, gli intermediari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali obbligati (garante, soci illimitatamente responsabili) la prima volta che lo segnalano a sofferenza.

L’informativa deve essere completa, chiara e tempestiva e deve giungere al cliente in tempo utile per consentirgli di evitare la segnalazione stessa (pagamento integrale o parziale del debito, offerta di piano di rientro, altro).

Nel caso specifico la segnalazione è stata fatta senza fare un riferimento esplicito alla segnalazione «a sofferenza» e l’informativa non è stata inviata all’obbligato solidale, cioè al fideiussore della società.

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