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Cento giorni in più per pagare il debito

Al Tesoro condizioni così favorevoli per la gestione del debito se le sarebbero sognate fino a poco tempo fa. Il tasso d’interesse medio sui titoli pubblici in emissione è sceso, nei primi due mesi dell’anno, dall’1,35% allo 0,85%, un minimo storico dietro l’altro. Era superiore al 2% solo un anno fa. Da quando la Banca centrale europea guidata da Mario Draghi ha annunciato il programma di Quantitative easing (cioè l’acquisto di titoli e obbligazioni degli Stati membri sul mercato secondario per 60 miliardi di euro al mese fino a settembre 2016 e oltre) i tassi italiani a lungo termine sono scesi di 130 punti base. Una finestra di opportunità che il ministero dell’Economia, con il direttore per il debito Maria Cannata, vuole sfruttare al meglio. Il piano per il 2015 punta con decisione a due risultati: abbassare ancora la spesa per interessi sul debito pubblico, per far risparmiare al bilancio almeno 3-4 miliardi di euro, e allungare la vita media dello stock di titoli pubblici di almeno 3-4 mesi rispetto ai 6 anni e 5 mesi di ora. Il tutto per rafforzare la sostenibilità del debito pubblico. 
Per conseguire i due risultati del piano del Tesoro, non solo ci sono le condizioni, ma anche i primi segnali dei mercati sono incoraggianti. Giovedì scorso gli investitori hanno infatti assorbito Btp trentennali per un miliardo 750 milioni a un tasso di appena l’1,86%. Il 15 gennaio il titolo trentennale era stato collocato a 3,291%. Non solo. Mentre di solito l’ammontare di titoli a breve in offerta supera quello dei titoli a medio-lungo termine, la scorsa settimana è avvenuto il contrario: il Tesoro è riuscito a vendere, a tassi tutti in forte discesa, 3 miliardi di Btp a 7 anni contro 2,5 miliardi di Btp a 3 anni. Potrebbe essere il primo meccanismo che il Tesoro utilizzerà anche nelle prossime aste per allungare le scadenze.
Nel 2014, grazie al calo del livello medio degli interessi, passati dal 2,08% all’1,35%, il Tesoro ha risparmiato quasi 6 miliardi di euro di spesa per oneri sul debito, chiudendo a circa 76 miliardi. Quest’anno sarà difficile ripetere il risultato perché, essendo i tassi vicini allo zero, i margini si sono ristretti. Tassi così bassi incoraggiano inoltre le emissioni a medio e lungo termine. Nei prossimi giorni, secondo i rumors raccolti sui mercati, toccherebbe a un nuovo Btp 15ennale collocato via sindacato (operatori professionali) e sono comunque della scorsa settimana due operazioni di vendita del Tesoro presso investitori istituzionali di un miliardo complessivo di titoli sempre 15ennali. Tassi bassi incoraggiano anche le operazioni di concambio, per ritirare titoli a breve in cambio di titoli a lungo con un tasso maggiore ma comunque insolitamente basso. Lo scorso anno i concambi sono stati quattro, più due operazioni di buy back . Quest’anno potrebbe essercene qualcuno di più con novità nelle modalità di svolgimento, come del resto preannunciato nelle linee guida del ministero sul debito. Al Tesoro procedono comunque con cautela, in attesa di capire dove si indirizzano gli acquisti della Banca centrale nell’ambito del programma di Qe. Ma la linea è tracciata e il 2015 sarà un anno da non lasciarsi sfuggire per riportare la vita media del debito vicina ai 7 anni, dove si trovava nel 2010.

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