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Cellulari, addio cambio operatore contratti blindati e disdette care così gli utenti restano ingabbiati

Gli italiani cambiano sempre meno spesso operatore mobile, conseguenza di un mercato che ha tirato il freno a mano sulla guerra dei prezzi e sugli investimenti pubblicitari. Il motivo del crollo è anche nelle nuove offerte, che sempre più tendono a ingabbiare gli utenti con contratti dai dodici ai 30 mesi. I dati vengono dall’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom), secondo cui nei primi tre mesi dell’anno hanno cambiato operatore (con portabilità del numero) solo 2,9 milioni di utenti, pari al 6,3 per cento del totale. Questa quota era invece più alta, del 7,8 per cento, nel primo trimestre 2013. Da Agcom anticipano a Repubblica che nel secondo trimestre 2014 il calo della portabilità si è persino accentuato.

«Non è che gli utenti sono diventati volentieri più fedeli. la portabilità cala perché conviene meno. E’ finita infatti la guerra dei prezzi, che è stata invece, per anni, feroce e distruttiva per i profitti dei gestori», spiega Cristoforo Morandini, esperto del settore presso l’osservatorio Between (gruppo Ernst & Young). I dati di mercato, pubblicati nei giorni scorsi dagli Osservatori del Politecnico di Milano, mostrano che il 2013 è stato l’anno peggiore nella storia della telefonia mobile: per la prima volta, un calo dei ricavi a doppia cifra percentuale (-14%, contro 4% nel 2012). Di conseguenza, «gli operatori hanno anche ridotto gli investimenti pubblicitari e quindi invogliano meno gli utenti a cambiare», continua Morandini. Ma c’è in gioco un terzo fattore: «si moltiplicano le offerte con vincoli molto lunghi a restare con uno stesso operatore ». Anche questa strategia serve per migliorare i profitti riducendo il turn over dei clienti, di fatto “obbligandoli” a una maggiore fedeltà. In cambio di cosa? Dell’ultimo smartphone (oggetti per i quali l’interesse degli italiani è ancora in crescita) o di una tariffa “tutto incluso”.
Sempre più offerte includono uno smartphone, anche con formule ricaricabili (non solo in abbonamento); risultato, «aumenta il numero di smartphone venduti, in Italia, tramite gli operatori mobili: ora è il 45 per cento del totale», spiega Daniela Rao, analista dell’osservatorio Idc.
Le tariffe “solo Sim” con gabbia contrattuale sono di per sé una novità. Un tempo erano rare e con obblighi contrattuali ridotti (12 mesi). 3 Italia arriva invece a chiedere 30 mesi di fedeltà per la “All In One” a 20 euro al mese (invece di 30 euro). Stesso vincolo (30 mesi) per gli abbonamenti di Vodafone, mentre in quelli di Wind si scende a dodici mesi. La punizione per chi lascia prima è il pagamento del costo di attivazione: 49 euro con 3 Italia, 50 euro con Wind, 20 euro con Vodafone (che però pure applica un costo di uscita se la disdetta è prima dei dodici mesi: 100 euro). Tim applica vincoli invece solo nelle offerte con smartphone.
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