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Ceduta Pekao, pronto l’aumento Unicredit

 

A cinque mesi esatti dall’inizio del suo mandato Jean Pierre Mustier vara quella «profonda revisione strategica» di Unicredit e dei suoi asset, «nessuno escluso», annunciata l’11 luglio scorso con una nota programmatica e rivelatrice, per toni e sintesi, del procedere dell’ingegnere francese classe 1961, originario di Chamaliérs, studi all’École Polytechnique e alla scuola militare des Mines di Parigi, istruttore di paracadutismo.

Al consiglio convocato per lunedì 12, e poi all’atteso incontro a Londra con la comunità finanziaria il giorno seguente, Mustier dettaglierà la maxi manovra di ricapitalizzazione e messa in sicurezza della seconda banca italiana che dovrebbe comprendere un aumento da 13 miliardi, oltre a una serie di cessioni,taglio dei costi e ridefinizione della governance. Un test per l’intero mercato. Le ultime tessere del piano di dismissioni stanno andando a posto in queste ore. Come nelle attese, è stato formalizzato ieri l’annuncio dell’uscita dalla Polonia, con la vendita del 40% di Bank Pekao. Un’operazione con un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro. Domani o domenica, al più tardi lunedì mattina, potrebbe arrivare la firma dell’accordo con i big dell’asset management d’Oltralpe, Amundi (SocGen e Crédit Agricole) ai quali è stata concessa l’esclusiva delle trattative sul passaggio di mano della controllata nel risparmio gestito Pioneer valorizzata 4 miliardi circa. A queste va aggiunta la vendita già realizzata di una quota del 30% di Fineco per 900 milioni e quella ancora da chiudere di un pacchetto di 20 miliardi non performig loans. Morale, il manager salirà lunedì in sala consiglio al 28esimo piano del grattacielo di Piazza Gae Aulenti con un «paracadute» da 9 miliardi circa (Amundi compresa) e il vento di Piazza Affari finalmente a favore: nella settimana post referendum il rialzo è stato del 25%. Certo, il «lancio» resta tra i più impegnativi con un Cet1 al 7,1% agli ultimi stress test, uno dei livelli più bassi tra le maggiori banche europee. Mustier sembra tuttavia aver convinto le Fondazioni, soci di riferimento con il 9% circa. Gli altri azionisti rilevanti sono Capital Research & Management (6,7%),il fondo sovrano di Abu Dhabi Aabar (5%) e BlackRock (4,8%) nessuno dei quali ha espresso finora un orientamento sull’aumento di capitale.

Bank Pekao, passata nel 1998 sotto le insegne dell’Unicredit di Alessandro Profumo e Lucio Rondelli, torna in mani polacche all’assicuratore Pzu e al fondo statale Pfr che per il 32,8% (20% a Pzu e 12,8% a Pfr) sborsano 2,4 miliardi. La chiusura dell’operazione è attesa per la metà del 2017. Per completare l’uscita dalla banca polacca, Unicredit cede il residuo 7,3% attraverso un’offerta di certificati equity-Linked garantiti da pegno sulle stesse azioni di Pekao per circa 500 milioni di euro.

Infine, il capitolo governance. Mustier avrebbe raccolto l’idea dell’ex amministratore delegato Federico Ghizzoni di ridurre (almeno) a 15 i componenti il consiglio dove oggi siedono in 17, compresi tre vicepresidenti (Vicenzo Calandra Buonaura, Luca Montezemolo, Fabrizio Palenzona), un unicum nel panorama delle banche internazionali. L’adeguamento degli standard di governance sembra un passaggio irrinunciabile per l’Unicredit che Mustier rilancerà a Londra come «strong paneuroepan commercial bank».

Paola Pica

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