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Cedole, taglio più severo a chi ha pochi rischi: banche rete in rivolta contro il diktat Bce

La decisione della Vigilanza Bce di allentare solo di poco la stretta sui dividendi viene ingoiata a fatica dalle banche europee. Ma nel mare magnum del settore finanziario ci sono realtà, come le società di asset management, che vivono la mossa di Francoforte con una supplementare dose di frustrazione. E per questo motivo pensano già alle possibili contromisure, a partire dalla convocazione di un’assemblea una volta che il veto Bce sarà caduto.

Il tema in Italia interessa da vicino realtà come Banca Mediolanum, Banca Generali o, in misura più contenuta FinecoBank, i cosiddetti asset gatherers o banche rete, soggetti dotati di licenza bancaria e quindi per questo sottoposti alla Vigilanza (che pur essendo nel loro caso nazionale di fatto è allineata a quella europea, come emerso da un comunicato di Bankitalia diffuso in serata), realtà a cui in Francia si aggiunge il colosso Amundi. Si tratta di società bancarie tradizionalmente ben capitalizzate e caratterizzate da un’elevata profittabilità. Merito, in particolare, della natura di un business ben diversa, e molto meno rischiosa, di quella delle banche tradizionali: raccolgono risparmio sul mercato e di norma in gran parte lo reinvestono in risparmio gestito e solo parzialmente in prestiti verso famiglie e imprese.

E qua nasce il problema. La metodologia scelta dal Single Supervisory Mechanism e annunciata martedì sera paradossalmente “punisce” maggiormente questo business model. Il motivo è tecnico: la Bce ha imposto che fino a settembre 2021 le banche possano distribuire dividendo con un limite pari al minore tra il 15% della somma degli utili 2019-20 e lo 0,2% delle attività ponderate per il rischio, le cosiddette Rwa. Il guaio è che le Rwa delle società di asset management sono un ammontare contenuto, proprio perché contenute sono le erogazioni verso l’economia. La conseguenza è che i dividendi distribuibili da questi gruppi si trasformano in “noccioline” proprio per effetto di questo meccanismo di calcolo. Equita Sim stima ad esempio che Banca Mediolanum possa erogare un dividendo massimo sul 2020 pari a 19 milioni, ovvero a 3 centesimi per azione, con dividend yield attorno all’1%, quota inferiore rispetto ai 138 milioni pari al 15% della stima degli utili cumulati 2019-20. Il mercato, al contrario, senza veto Bce stima(va) un monte dividendi potenziale vicino al mezzo miliardo, frutto di un dividendo per azione pari a circa 74 centesimi (con un yield del 10%), grazie al saldo del 2019 (34 centesimi) e ad altri 40 centesimi a valere sul 2020 . «Siamo profondamente delusi – dice al Sole 24Ore Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum -È evidente che l’attenzione è stata concentrata solo sulle banche tradizionali e non sono stati considerati altri modelli di business, molto meno rischiosi, e che paradossalmente oggi vengono puniti più delle banche tradizionali».

Un pensiero in sintonia con quello di Banca Generali, altra “vittima collaterale” della Bce, che con la sua decisione sui dividendi, forse anche per evitare possibili effetti stigma sul mercato, ha adottato una misura “one size fits all”. Ad essere «penalizzate sono proprio le banche più distanti dal settore bancario tradizionale e che operano nel settore della gestione del risparmio delle famiglie – spiega Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali – Paradossalmente saranno proprio queste ultime a subire le maggiori restrizioni, nonostante la forte generazione di utili, l’elevata solidità di capitale, l’elevato Roe e l’alta qualità degli attivi».

La banca del gruppo del Leone, secondo le stime del mercato, con il calcolo delle Rwa potrà distribuire un dividendo massimo di appena 7 milioni (6 centesimi per azione), meno di un decimo dei 77 milioni concessi secondo il criterio degli al 15% sugli utili cumulati 2019-20. Senze veto sui dividendi, il gruppo bancario potrebbe in teoria erogare almeno 360 milioni relativi all’intero biennio.

Rimane il dubbio su che fare ora. Un’ipotesi che si sta facendo strada tra qualche banchiere, e che forse potrebbe allargarsi anche a qualche banca commerciale, è di attendere la scadenza del veto Bce fissata per settembre 2021 e di tenere a quel punto un’assemblea straordinaria, così da poter distribuire entro l’anno tutto il pregresso “congelato”. Ovviamente sempre che le regole Bce lo consentano. Questa almeno sarebbe la direzione che intende prendere Banca Mediolanum. «La decisione spetta al board – spiega Doris – ma la nostra intenzione è di convocare già a ottobre, non appena sarà possibile, un’assemblea per distribuire tutti i dividendi mancati».

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