Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Cedole per 15 miliardi. Dai più generosi il triplo dei Btp

Le blue chip di Piazza Affari sono pronte a staccare una cedola da 15 miliardi. I prezzi piangono e da inizio anno tutti i big soffrono con un segno meno davanti, ma la Borsa di Milano si conferma come una delle più generose d’Europa a poche settimane dall’inizio della stagione della distribuzione dei dividendi. Un dato interessante soprattutto in un momento in cui i rendimenti degli investimenti più tradizionali restano molto vicini allo zero. In media le blue chip di Piazza Affari distribuiranno un coupon del 3,7%, quasi tre volte il Btp a 10 anni, e di un terzo superiore anche a quello del Btp a 30 anni. Le grandi società che non sono in grado di pagare la cedola o che non vogliono farlo per scelta si contano sulla punta delle dita: Monte dei Paschi di Siena, Telecom Italia Yoox e Saipem, reduce da un anno horribilis e da un aumento di capitale molto consistente.
Nel 2016 si consoliderà anche un’altra tendenza. Il ritorno al dividendo da parte dei titoli bancari, che scalano anche la classifica dell’alto rendimento: Intesa Sanpaolo ha già confermato una cedola di 0,14 centesimi pari al 5,9%. Alle sue spalle Mediobanca con il 4,5% di yield, ovvero il rapporto tra cedola e prezzo di Borsa, e la Banca Popolare di Milano con il 4,2%.
La griglia
Nella tabella Corriere Economia riporta i dati sulle cedole di prossima distribuzione, stimate e annunciate, dei titoli dell’indice Ftse Mib con i rispettivi rendimenti e il paragone con i Btp che serve, è ovvio, da ordine di grandezza. I titoli di Stato e le azioni, infatti, non sono paragonabili in termini di rischio e nemmeno di tassazione (12,5% contro 26%). Spicca in cima alla lista Azimut con uno yield del 7,6% oltre cinque volte rispetto a quello del Btp a 10 anni. La cedola non è ancora stata fissata dal management del gruppo finanziario ma secondo il consensus di mercato sarà di 1,4 euro, quasi il doppio degli 0,78 euro di un anno fa. Un risultato possibile grazie al significativo balzo dell’utile che dovrebbe passare da poco meno di 100 milioni di euro a quasi 300 alla fine del 2015.
Alle sue spalle una coppia storica dell’alto rendimento: UnipolSai che, secondo il consensus degli analisti, pagherà il 7,4% e Unipol Gruppo Finanziario con il 5,5%. La holding a capo della galassia assicurativa emiliana piace ad Emanuele Oggioni gestore azionario di HZ&Partners: «oltre al tema del dividendo ci sono anche altri aspetti positivi. Il titolo tratta a circa il 30% di sconto sul valore del patrimonio e circa 7 volte gli utili 2016. Da inizio anno perde il 26% ma aveva chiuso il 2015 sui massimi».
Le certezze
Coupon certi invece per Poste Italiane, Unicredit e Ubi a conferma che il processo di consolidamento dei risultati dei titoli bancari è a buon punto. Per Poste il debutto è dei migliori: con un rendimento del 5,3% si classifica tra le prime 10 società lasciando, per il momento, alle proprie spalle un campione di generosità come Snam (yield 5%).
«Le banche italiane — spiega Mauro Vicini direttore di Websim.it — dopo un crollo che è arrivato al 30% da inizio anno, potrebbero essere riscoperte anche grazie alla campagna dividendi».
Una posizione condivisa da Kepler Cheuvreux che in un report diffuso recentemente ha analizzato con la lente di ingrandimento la reale esposizione di ogni banca italiana e le relative coperture rispetto ai crediti deteriorati. Il responso è che il sistema è solido e il panico che si è diffuso sul mercato nelle prime settimane dell’anno è immotivato. Sui singoli titoli questa analisi si è tradotta in promozione (buy, comprare) per Unicredit, Mediobanca e Ubi. Kepler-Cheuvreux, inoltre, calcola che dal 2015 al 2017 le nostre banche in media dovrebbero mettere a segno un aumento degli utili del 30% medio annuo.
Nel 2016 potrebbe invece tornare a pagare dividendo Fca. La visibilità è ancora molto bassa e anche per questo il mercato stima una cedola in denaro davvero risicata e pari a 2 centesimi. Sicuro invece il pagamento di un dividendo «in natura» ovvero, in azioni Rcs, come comunicato dalla stessa società in occasione dell’annuncio della cessione al gruppo L’Espresso dei quotidiani La Stampa e Secolo XIX.
Come già accaduto nel 2015 Telecom Italia distribuirà il dividendo solo agli azionisti di risparmio. Una decisione definitiva verrà presa verso la metà di marzo ma le stime degli analisti propendono verso questa ipotesi. L’ultima cedola risale al 2013 (2 centesimi). Un digiuno che però non spaventa il mercato visto che il titolo da inizio anno si muove in linea con la performance del listino principale.
Le turbolenze del prezzo del petrolio non dovrebbero cambiare troppo le abitudini di Eni che però aspetterà le prossime settimane per comunicare la propria politica di dividendo 2016. Nel frattempo è stato annunciato che il 23 maggio verrà distribuito un dividendo di 40 centesimi, che si va ad aggiungere all’acconto di 40 centesimi del 21 settembre scorso, per un totale di 80 centesimi stimati su base annua.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Le recessioni impattano sulle pensioni future. Ma un Pil allo zero virgola fa anche peggio. Un Paese...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’efficace contrasto al fenomeno mafioso sempre più pervasivo nel tessuto imprenditoriale ed econ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Parte la possibilità per le imprese di ottenere liquidità per un milione di euro a fronte di aumen...

Oggi sulla stampa