Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Cedole e investimenti, la Borsa premia il piano Enel

Se una cosa sanno fare le Borse è semplificare e arrivare al nocciolo delle questioni. Ieri, quindi, non hanno potuto far altro che premiare il primo piano strategico al 2019 del ceo dell’Enel, Francesco Starace, facendo salire il titolo del 3,34%, un exploit che non vedeva da tempo. La pillola più dolce data in pasto al mercato è stata la cedola in crescita a 0,14 euro per azione (da 0,13) e soprattutto l’impegno per un aumento costante della quota dell’utile destinata ai soci ( payout ), che passerà dal 40% attuale al 50% nel 2015 e al 65% nel 2018. Non solo: il dividendo resterà fissato comunque a un minimo di 0,16 euro per azione quest’anno e a 0,18 il prossimo. Una mossa che non poteva non piacere. Esattamente l’opposto di quanto deciso dall’Eni pochi giorni or sono (anche se i due business non sono paragonabili, ovviamente). 
Il gruppo elettrico, per la verità, resta gravato da un peso del debito di assoluto rilievo (eredità dell’acquisto di Endesa) ma anche questa zavorra (dai 37,4 miliardi attuali salirà fino a 39,2 per poi scendere a 36,3 a fine 2019) sembra preoccupare un po’ meno il nuovo vertice del gruppo. Certo, il debito rimane un animale «che può saltarci addosso in ogni momento» ha detto Starace e quindi l’attenzione è al massimo livello, ma la strada scelta per farvi fronte è quella di spingere sul progresso di ricavi e margini (questi ultimi da 15,5 a 17 miliardi a fine piano, per tre quarti su business regolati). Fiducia nel piano, dunque, e nei suoi «nuovi fondamenti per la crescita» (titolo della giornata). Quali? Intanto la promessa di investimenti per 18 miliardi, 6 in più del piano precedente, ottenuti «spremendo» il bilancio con più efficienze. Un fiume di denaro che andrà per la metà allo sviluppo delle energie rinnovabili e, quanto alle aree geografiche, per il 50% all’America Latina, la nuova frontiera dell’Enel. Proprio sull’assetto in America del Sud potrebbero esserci novità nelle prossime tre settimane: semplificare le contorte catene di controllo tra la cilena Enersis e le altre controllate non sarà semplice, ma il fine ultimo rimane arrivare a singole controllate Paese per Paese «evitando, come è il caso attualmente, che ad esempio un’azienda peruviana controlli un’azienda in Brasile». Si vedrà. Per il momento gli analisti dovranno fare i conti anche con il nuovo pacchetto di dismissioni. Cinque miliardi in tutto, due già in rampa di lancio. La Russia non si venderà, sulla Romania (distribuzione) c’è stato un ripensamento mentre entro il 9 maggio arriveranno le offerte vincolanti sul nucleare slovacco. In futuro sul mercato potrebbe anche andare il progetto di rigassificatore a Porto Empedocle, in Sicilia. In Italia Starace andrà avanti con il progetto di chiudere centrali per 13 mila megawatt, in buona parte ferme da anni per la crisi. Intanto nel bilancio 2014 l’Enel ha già inserito 6,4 miliardi di svalutazioni, per la Slovacchia ma anche per attività italiane. Una mossa che ha causato il calo dell’utile netto dell’84%, a 517 milioni. L’utile ordinario sarebbe stato di 3 miliardi. Si riparte da lì, con l’obiettivo di farlo crescere almeno del 10% a fine 2017.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il terzo polo? Non è un'ossessione. Banco Bpm in saluto. Balliamo anche da soli. Leggi l'artico...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Lo studio della School of Management del Politecnico. Il virus ha certamente favorito l'uso del den...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prende corpo il progetto di allargare l’Ape sociale e renderla strutturale, come forma per antici...

Oggi sulla stampa