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Cedole, buyback, venture capital Il piano di Atlantia sul dopo Aspi

Circa 8 miliardi da investire nella crescita, nel consolidamento dei business già chiave e nella soddisfazione degli azionisti. A tanto ammontano i “benefici” su cui potrà contare Atlantia una volta valorizzata Autostrade per l’Italia. E la holding, dunque, prova a guardare avanti mettendo nero su bianco quelle che saranno le nuove priorità una volta che l’asset, finora centrale, sarà uscito dal perimetro di consolidamento. Una struttura del capitale solida, che garantisca un rating sul debito investment grade, cedole “competitive” e un approccio diligente e disciplinato all’M&A saranno il faro guida della nuova Atlantia.

E così degli 8 miliardi una parte, tra 1 e 2 miliardi, sarà destinata a un potenziale buy back. Ai prezzi di Borsa attuali può significare un impatto tra il 12 e il 13%. A cui aggiungere una rinnovata politica di dividendo: 600 milioni a partire dal bilancio 2021 con una crescita tra il 3 e il 5% negli anni successivi, il che può voler dire 620-630 milioni nel 2023 e 640-650 milioni nel 2024 da destinare ai soci.

Se questi sono i pilastri finanziari, sul fronte industriale le nuove linee strategiche puntano a ribilanciare leggermente l’attuale portafoglio nell’ottica di creare sinergie tra gli asset nell’ambito del concetto allargato di mobilità sostenibile. «Nel corso di questi mesi abbiamo lavorato per progettare le linee guida di sviluppo della nuova Atlantia che ora si propone come una holding strategica di investimento, con focus sulle infrastrutture di trasporto e sui macro-trend globali», ha spiegato il ceo, Carlo Bertazzo. Il che vuol dire anche un impegno, seppur limitato, nelle nuove tecnologie e nell’innovazione. Ed è in quest’ottica che va letta l’iniziativa di voler lanciare un fondo di venture capital globale. Fondo che sarà dotato di qualche centinaia di milione di euro rinveniente dalla ricca dotazione post Aspi e che sarà prevalentemente orientato a individuare quelle realtà che possono contribuire a sviluppare ulteriormente la smart mobility e i sistemi di trasporto intelligenti. Tutto declinato nell’ambito di tre grandi direttrici da collegare tra loro: trasporto su strada, su rotaia e via aerea, insomma autostrade, ferrovie e aeroporti. Alle quali agganciare l’evoluzione chiave che la mobilità sta vivendo: l’elettrificazione. Motivo per cui si ragionerà soprattutto su come ampliare la rete di colonnine elettriche per la ricarica e su come renderle autonome grazie a delle piccole “centrali di autoproduzione” alimentate da fonti rinnovabili.

Atlantia, dunque, andrà a ricercare sinergie tra gli asset nei mercati in cui è già presente, con un focus principalmente sull’Europa, intesa innanzitutto come Italia, Francia e Spagna. In prospettiva il portafoglio continuerà a vedere una forte prevalenza dei ”business” storici che continueranno a valere tra il 70 e l’80% del valore complessivo ma cercherà di rendere sempre più attuale l’imperativo della mobilità sostenibile. D’altra parte le risorse che saranno presto a disposizione, il closing con Cdp e i fondi è atteso tra novembre 2021 e marzo 2022, mettono Atlantia nella posizione di essere principalmente un’acquirente e non certo un venditore e dunque di poter diventare essa stessa acceleratore del cambiamento in atto. Perché ciò avvenga bisognerà però attendere il buon esito della cessione di Autostrade a valle della quale verrà chiesto ai soci di approvare il piano di buy back che inizierà quindi, presumibilmente, in primavera.

Il mercato, al momento, sembra aver apprezzato la futura evoluzione tanto che il titolo ha chiuso in progresso del 3,5% a 16,29 euro. E anche Edizione, la holding di controllo che fa capo alla famiglia Benetton, ha fatto sapere di gradire la svolta strategica della controllata. «Edizione – nel proprio ruolo di azionista stabile e di lungo periodo – intende supportare la società nel suo impegno diretto a cogliere e sviluppare le opportunità strategiche che si è prefissata. Per questa ragione, fermo il proprio convinto sostegno alla politica che la società intende perseguire in termini di ritorno dell’investimento dei soci, Edizione ritiene opportuno non aderire al piano di buy-back annunciato dalla società, segno tangibile dell’intenzione di mantenere immutato il proprio investimento», ha dichiarato la società in una nota. Il riacquisto di azioni proprie sarà dunque a vantaggio principalmente del mercato.

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