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Cedolare con pianificazione fiscale

di Duilio Liburdi  

Pianificazione fiscale subito al via per gli acconti Irpef nel caso di canoni su immobili abitativi: la necessità di versare una somma a titolo di acconto per la cedolare, potrebbe consentire la rideterminazione complessiva di quanto dovuto. Questo mediante lo scorporo degli altri redditi oltre a quelli di locazione immobiliare procedendo alla determinazione isolata delle somme dovute su tali altri redditi. Tenendo conto, peraltro, che ai fini della cedolare secca il canone va assunto al lordo della deduzione forfettaria del 15%. Con ulteriori complicazioni per coloro che presentano il modello 730 e con l'incognita delle procedure di liquidazione della modulistica del prossimo anno. È questa una delle possibili conseguenze derivanti dalla applicazione delle disposizioni contenute nel provvedimento dell'agenzia delle entrate in materia di cedolare secca attuativo dell'articolo 3 del decreto legislativo in materia di federalismo municipale.

I versamenti in acconto della cedolare. Il punto 7 del provvedimento disciplina la tecnica di versamento della cedolare, con particolare rilievo al primo adempimento da effettuare direttamente nel corso dell'anno di entrata in vigore della norma. Si afferma, infatti, che per i contratti in corso nell'anno 2011 il versamento di acconto è pari all'85% dell'imposta dovuta e deve essere effettuato:

– in unica soluzione entro il 30 novembre 2011 se inferiore a 257,52 euro;

– in due rate se l'importo dell'acconto è superiore, rate da suddividere in modo analogo all'Irpef (e dunque il 40% entro giugno o luglio e il 60% entro novembre) con la ulteriore possibilità di rateazione analogamente a quanto previsto in materia di imposte sui redditi.

L'articolazione delle procedure di versamento degli acconti prevede come:

– per i contratti in corso alla data del 31 maggio 2011 e per quelli scaduti ovvero oggetto di risoluzione volontaria prima della predetta data, in presenza delle condizioni prima esaminate, il versamento di acconto è effettuato in due rate;

– per i contratti con decorrenza successiva al 31 maggio 2011, il versamento di acconto viene effettuato in una unica rata entro il 30 novembre 2011;

– per i contratti con decorrenza dal 1° novembre 2011, non è dovuto alcun versamento di acconto.

Le scelte da effettuare. In linea di principio, non appare preclusa la possibilità che il contribuente, una volta liquidata l'imposta dovuta per il periodo di imposta 2010 o meglio, identificato il reddito per lo stesso anno, proceda ad una suddivisione delle categorie di reddito al fine di «isolare» i canoni di locazione sui quali si sceglie l'opzione per la cedolare. Di fatto, dunque, potrebbe accadere che:

– si determini l'Irpef dovuta in acconto sugli altri redditi diversi dai canoni;

– si determini l'ammontare di acconto dovuto per la cedolare. A tale fine, si deve però tenere in considerazione come i canoni devono essere assunti al lordo della deduzione del 15% (nel reddito complessivo confluisce ora il canone al netto della deduzione) e che, essendo la cedolare una imposizione definitiva non è possibile scomputare oneri o detrazioni.

Formulando una ipotesi, laddove il contribuente dichiari in Unico 2011 un reddito imponibile di 50 mila euro di cui 10 euro di canoni di locazione per i quali si sceglie la cedolare, si potrebbe sostenere la determinabilità degli acconti Irpef per il 2011 in modo separato computando:

– 40 mila euro di imponibile per determinare la parte di Irpef dovuta e il conseguente acconto;

– isolare i 10 mila euro di canoni ai quali aggiungere il 15 % sui quali calcolare la cedolare dovuta e determinare l'acconto dell'85%.

Naturalmente, in via prudenziale, il contribuente potrebbe decidere di rispettare la determinazione degli acconti Irpef con il metodo storico assumendo nel reddito complessivo e nella relativa imposta anche i canoni ma, in tale ipotesi, dovrebbe essere versato anche l'85% di acconto riferito alla cedolare. Complessivamente si tratterebbe di un aggravio di imposta complessivo che avrebbe il vantaggio di non esporre il contribuente al rischio di sanzioni nell'ipotesi in cui il sistema di controllo non riesca ad «incrociare» tutti i dati. Pertanto, potrebbe essere sostenuta l'ipotesi di calcolare in modo proporzionale gli acconti tenendo conto delle categorie di reddito. Di fatto, non si tratterebbe di versare l'acconto Irpef assumendo un criterio previsionale ma sostenere che il metodo di determinazione dell'acconto è comunque quello storico mediante un isolamento dei canoni di locazione soggetti a cedolare secca in via opzionale. Tutta questa procedura potrebbe essere maggiormente complessa per i contribuenti che presentano il modello 730 per i quali, evidentemente, l'intervento è quello del sostituto di imposta al quale potrebbe essere richiesto di trattenere un acconto Irpef inferiore a quello risultante dalla liquidazione del modello.

Va infatti considerato come il punto 7.4 del provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate afferma che il versamento della cedolare secca viene effettuato, in acconto e a saldo, con le modalità stabilite dall'articolo 19 del dlgs n. 241 del 1997 e tale modalità deve essere seguita anche nel 2011 e anche in relazione ai soggetti che si avvalgono dell'assistenza fiscale e presentano la dichiarazione ad un sostituto di imposta o a un Caf o a un professionista abilitato. In generale, appare questa la questione che deve essere risolta mediante un intervento da parte dell'amministrazione finanziaria essendovi anche la necessità di identificazione del codice tributo da utilizzare per il pagamento e tenendo in considerazione come la sommatoria degli acconti Irpef ordinari e della cedolare non dovrebbe comunque comportare una perdita di gettito complessivo. Peraltro, nella normativa, non si riscontra un divieto assoluto all'isolamento delle diverse categorie di reddito e non viene menzionata alcuna previsione analoga, ad esempio, al passaggio dal regime ordinario a quello dei contribuenti minimi. In relazione a tale aspetto, va infatti ricordato come l'articolo 1, comma 117 della legge n. 244 del 2007 precisava che nel caso di passaggio dal regime normale a quello dei minimi ai fini della determinazione dell'acconto Irpef non si rendeva possibile tenere conto delle disposizioni in materia di regime agevolato soggetto, come noto, a un'imposizione definitiva del 20%.

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