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Cedolare all’esame-acconto

di Luigi Lovecchio

Il 30 novembre scade il termine per pagare la seconda rata d'acconto della cedolare secca, ma che fare se ci si è dimenticati di versare la prima rata? O se ci si è accorti solo ora che il nuovo regime è più conveniente? L'omissione dovrebbe essere rimediabile in sede di ravvedimento, al più tardi, entro la scadenza di presentazione del modello Unico 2012, relativo al 2011. Sembra questa la corretta interpretazione della disciplina riferita al primo anno di applicazione dell'imposta sostitutiva. Sul punto, tuttavia, occorrerebbe la conferma tempestiva dell'agenzia delle Entrate.

Per i contratti in essere al 7 aprile 2011 – già registrati o rinnovati a questa data – l'opzione si manifesta nel modello Unico 2012, fermo restando l'obbligo del pagamento degli acconti dovuti già a partire da quest'anno. Al riguardo, dunque, sono possibili due interpretazioni. La prima: la scelta per la cedolare si perfeziona pagando gli acconti e compilando il modello Unico. La seconda: la scelta si perfeziona con la compilazione del modello Unico. In tale ipotesi – che si ritiene preferibile – se alla luce della compilazione della modulistica gli acconti versati dovessero rivelarsi insufficienti, risulterebbero applicabili le sanzioni per il ritardo, salva la regolarizzazione con il ravvedimento.

È evidente che le conseguenze della scelta dell'una o dell'altra soluzione sono molto diverse. Se si aderisce alla prima tesi, non c'è spazio per rimediare a eventuali omissioni riferite alla prima rata di acconto. Chi avesse saltato la scadenza di luglio, dunque, dovrebbe aspettare il 2012 per entrare nel regime agevolativo. L'unica via d'uscita potrebbe essere la possibilità di scindere l'opzione riferita al 2011 nelle due annualità contrattuali, quella in corso al 1° gennaio 2011 e quella che inizia nel corso del 2011. Prendiamo ad esempio un contratto stipulato il 1° novembre 2010, con il contribuente che ha dimenticato la scadenza del 6 luglio. In questo caso si potrebbe entrare nella cedolare per l'annualità che inizia il 1° novembre 2011, ma solo se l'acconto da versare in relazione ai canoni di novembre e dicembre fosse inferiore a 257,52 euro, perché in questo caso l'acconto va pagato in un'unica rata entro novembre. Mentre per il periodo dal 1° gennaio al 31 ottobre 2011 si dovrebbe versare l'Irpef ordinaria.

Se invece si sceglie la seconda interpretazione, potrà sempre rimediarsi all'errore attraverso il ravvedimento operoso, pagando in ritardo la cedolare, oltre a interessi legali e sanzione ridotta pari al 3,75 per cento.

Sarebbe molto utile conoscere al riguardo il parere delle Entrate entro fine mese. È chiaro, infatti, che se l'opinione del Fisco è nel senso della assoluta necessità del pagamento degli acconti, il contribuente valuterà l'opportunità di pagare solo l'Irpef a fine novembre.

Il dubbio si pone anche rispetto alla possibilità di far valere come acconto di cedolare il versamento eseguito con il codice degli acconti Irpef. In base alle regole ordinarie, in caso di errato utilizzo del codice tributo, il contribuente può comunicare alle Entrate il codice corretto che viene così acquisito dal sistema ab origine. Se questa opportunità è ammessa anche relativamente ai pagamenti dell'imposta sostitutiva, la stessa potrebbe essere utilmente sfruttata per sistemare errori e dimenticanze. La tematica delle opzioni è infine strettamente connessa all'invio della raccomandata all'inquilino. È infatti noto che la scelta del tributo sostitutivo non è valida se non è preceduta dalla rinuncia agli aggiornamenti contrattuali comunicata al locatario. È dunque coerente ritenere che se il momento decisivo è la compilazione del modello Unico, sino a tale data sarà sempre possibile rinunciare agli aumenti, con effetto ovviamente retroattivo.
 

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