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«C’è l’intesa per salvare Cipro» Sì al taglio sui maxi depositi

L’Eurozona ha valutato nella notte una bozza di piano per evitare il tracollo di Cipro e per allontanare il rischio di ripercussioni sulla stabilità dell’euro. Ma i ministri finanziari dell’Eurogruppo, arrivati per una riunione straordinaria a Bruxelles alle 18, hanno dovuto attendere fino a dopo mezzanotte l’esito di una trattativa preliminare con il presidente cipriota Nikos Anastasiades, a sua volta in contatto telefonico continuo con il Parlamento di Nicosia. Il clima è apparso molto teso. Anastasiades avrebbe perfino accusato di volerlo costringere alle dimissioni. Vari media ciprioti hanno rivelato che un ordigno esplosivo ha provocato lievi danni a una filiale della Bank of Cyprus, la più grande dell’isola.
Il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, si è detto «preoccupato» a causa della situazione a Cipro «deteriorata nell’ultima settimana», ma ha considerato possibile varare un compromesso. Anche il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha auspicato l’accordo nella notte perché tanto «i numeri non cambiano».
Prima dell’Eurogruppo Anastasiades ha avuto colloqui a Bruxelles con il presidente del Consiglio dei governi, il belga Herman Van Rompuy, e con quello della Commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso. Poi ha incontrato il presidente della Bce Mario Draghi e il direttore generale del Fondo monetario di Washington, la francese Christine Lagarde, entrambi invitati alla riunione dal presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem. Sarebbero stati soprattutto i contrasti tra il presidente cipriota e i massimi rappresentanti della Troika (Bce, Fmi e Commissione) a far slittare la riunione di molte ore, lasciando i ministri in attesa.
La posizione di Draghi risulta determinante perché la Bce intende chiudere oggi la liquidità a sostegno delle banche cipriote, che dovrebbero riaprire domani (dopo una settimana di chiusura). Di fatto, se non ci fosse l’accordo completo sul salvataggio, diverrebbero insolventi portandosi dietro tutto il Paese. A Bruxelles intendono concedere 10 miliardi purché il governo di Nicosia trovi gli altri sette concordati nel negoziato nel precedente Eurogruppo, poi bocciato dal Parlamento cipriota perché li recuperava soprattutto con una tassa una tantum sui depositi fino a 100 mila euro e su quelli più ingenti. L’Europa ha ora ottenuto di esentare i conti sotto 100 mila euro per rispettare la specifica garanzia Ue valida nei 27 Paesi membri. La nuova proposta colpirebbe solo i depositi sopra 100 mila. La Bank of Cyprus applicherebbe un taglio forte. La Laiki Bank potrebbe addirittura essere chiusa. I conti più ricchi appartengono in gran parte a oligarchi russi e a cittadini britannici attirati dal regime da paradiso fiscale. Nel Parlamento di Nicosia gli interessi dei tanti ciprioti impoveriti dalla crisi si stanno così scontrando con quelli di una potente lobby russa. Sull’isola si moltiplicano le manifestazioni di protesta. La liquidità scarseggia. I bancomat hanno ridotto il limite giornaliero intorno a 100 euro, provocando lunghe code o risultando spesso esauriti.
La bozza di piano era attesa dall’Eurogruppo nella notte per definire i dettagli tecnici. Ma, oltre agli aspetti bancario-finanziari, pesano quelli politici. Nessuno vuole pagare per salvare depositi di oligarchi russi ed evasori britannici. Si pretende una riforma dell’economia di Cipro. Il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, ha definito «profondamente malsano» il sistema bancario-finanziario cipriota, che «rappresenta sette volte il Pil dell’isola con interessi del 5-6% sui depositi al 45% di origine straniera». Moscovici ha escluso il «rischio contagio» per l’eurozona e ha chiesto di chiudere questa «economia da casinò» facendo pagare solo ai «più ricchi» il salvataggio di Cipro. Anche Schäuble ha criticato il «modello di business che non funziona più» con «le due principali banche praticamente in bancarotta», aggiungendo che perfino con il prestito Ue «Cipro avrà una dura strada davanti».

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