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C’è l’accordo per l’Ast di Terni «140 milioni e niente esuberi»

Nel futuro delle Acciaierie di Terni c’è un assegno recante la firma di ThyssenKrupp da 140 milioni di euro. Cento per la messa in sicurezza e l’ammodernamento dell’impianto, mantenendo – ed era la precondizione dei confederali – i due forni elettrici che produrranno almeno un milione di tonnellate di acciaio all’anno. Altri trenta finanzieranno la nuova linea di «laminazione a freddo», riportando quella in funzione a Torino. Ulteriori dieci serviranno per la ricerca e sviluppo. Soldi già avallati dal board della multinazionale tedesca nei prossimi quattro anni, a seguito delle ripetute riunioni che l’amministratore delegato di Ast, Lucia Morselli, ha avuto in queste settimane in Germania. Infine – ma questi attendono ancora l’ok dell’azionista di controllo – circa 26 milioni di euro per partecipare il consorzio patrocinato da Federacciai (e comprendente anche Terna) «Interconnector» che collegherà nel giro di due anni l’Italia alla Francia e servirà per abbattere del 30% il costo relativo all’approvvigionamento dell’energia elettrica che pesa quasi 70 euro a megawatt. 
Forse conviene partire dagli investimenti per giudicare l’esito della vertenza delle acciaierie ternane. Una trattativa lunga quasi cinque mesi, da quel 17 luglio in cui l’azienda mise sul tavolo 537 licenziamenti e la chiusura di uno dei due forni. Una partita talmente complessa che ha portato a forme estreme di protesta, come il blocco dell’Autosole il 12 novembre e i 35 giorni di sciopero da parte dei lavoratori con contestuale blocco delle merci ai cancelli e i timori della committenza.
Ecco perché «un accordo sudato, un ottimo accordo», per dirla con le parole del premier Matteo Renzi, firmato ieri al ministero dello Sviluppo incontra la soddisfazione del governo e del titolare del dicastero, Federica Guidi. Soddisfatti i sindacati, tutti senza distinguo, che porteranno oggi il testo all’assemblea dei lavoratori.
Sono escluse sorprese perché è la migliore mediazione possibile. L’altolà di Landini, segretario Fiom («Non firmeremo nessun licenziamento») diventa profetico. Perché non ci sono esuberi, ma solo uscite volontarie (circa 290 su 2.400 addetti dello stabilimento) incentivate con un assegno di 80mila euro se si lascia entro il 31 dicembre. Non ci sono neanche riduzioni in busta paga per chi resta, perché l’ammontare dell’integrativo (alle voci turni notturni, festivi e premio di produttività) rimane sostanzialmente in linea con quello di ora. C’è anche una «clausola di salvaguardia» per gli 800 addetti dell’indotto, da tutelare in caso di cambio dell’appalto.

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