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C’è la legge, via al rientro dei capitali «Non è un condono, si paga tutto»

La prima bozza del modello per la presentazione delle istanze è già sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate. Approvata ieri la legge in Senato con un’improvvisa accelerazione, il rientro dei capitali dall’estero è pronto a partire. Questione di ore, qualche giorno al massimo, e arriveranno anche i modelli definitivi e le istruzioni applicative. L’operazione-rientro, in ogni caso, scatterà prima di fine anno. In tempo utile per «riaccogliere» i fondi detenuti ad esempio in Svizzera o Lussemburgo, che dal 2015 aderiscono allo scambio automatico di informazioni, ma anche per evitare che scatti la prescrizione per gli accertamenti sui redditi dell’intera annualità 2004. 
Per il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il via libera alla «rivelazione volontaria» dei capitali nascosti oltre confine, a cui si lavora da quasi due anni, è il segno «che è davvero la volta buona». E il suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiega bene il perché. Dall’operazione sono attesi «proventi che contribuiranno a dare sollievo alle finanze pubbliche» dice il ministro, specificando che questo gettito «prudenzialmente non è stato quantificato nel bilancio». Soldi in più, dunque, e pure tanti anche se il ricavato dell’operazione è in qualche modo vincolato. Difficile fare stime, anche se alcuni studi ipotizzano che gli incassi «una tantum», tra tasse arretrate e sanzioni, possano rappresentare tra il 10 e il 15% delle somme nascoste all’estero, stimate sui 300 miliardi di euro. Cui si aggiungerebbe, negli anni successivi, l’effetto legato al recupero di base imponibile.
Chi aderirà avrà una riduzione delle sanzioni amministrative e penali. Compresa la non punibilità dell’eventuale autoriciclaggio, un nuovo reato introdotto dallo stesso provvedimento. «Ma non è un condono, perché l’imposta dovuta si paga per intero» dice Padoan. La dichiarazione di «voluntary disclosure» potrà essere presentata all’Agenzia delle Entrate, anche attraverso i professionisti, entro il 30 settembre 2015 e coprirà i capitali esportati all’estero fino al 30 settembre scorso.
Poi si aprirà la verifica delle Entrate. Che sarà minuziosa. «Nei prossimi mesi ci impegneremo strenuamente per valutare, in contraddittorio diretto con i contribuenti, ogni singola pratica di regolarizzazione dei capitali detenuti illegalmente all’estero, utilizzando le stesse metodologie delle best practices internazionali» assicura al «Corriere» il direttore, dell’Agenzia, Rossella Orlandi.

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