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«C’è il rischio della dittatura dello spread»

«In molti Paesi europei va crescendo l’insofferenza nei confronti della “dittatura dello spread”, vista come ostacolo alle aspirazioni dei popoli. I cittadini non accettano di pagare per scelte su cui non sono chiamati a decidere». Il presidente della Consob Giuseppe Vegas, di fronte alle massime autorità dello Stato e alla comunità finanziaria riunita a Piazza Affari, sembra quasi parlare con la voce della gente. La gente che in Grecia ha votato al 66% contro le misure di austerità. La gente che in Italia soffre per un’austerità che appare sempre più eccessiva e iniqua. Facendo emergere anche il suo passato politico nelle file del Pdl e di ex viceministro nel Governo Berlusconi, Vegas tocca uno dei problemi più attuali: il fatto che, da ormai un anno, sono i mercati finanziari a dettare l’agenda politica ed economica degli Stati.
Da quando è alle stelle lo «spread», cioè la differenza tra i tassi d’interesse (alti) pagati dal debito pubblico italiano rispetto a quelli (bassi) pagati dalla Germania, l’Italia ha infatti cambiato Governo e avviato dure politiche di austerità. Il Governo Berlusconi è caduto quando lo spread Italia-Germania ha raggiunto il massimo storico di 575 punti base a novembre. E il Governo Monti, con tutte le riforme (e le tasse) che sono seguite, è nato per lo stesso motivo: senza lo «spread» elevato, probabilmente, molte di queste cose non sarebbero accadute. Questo da un lato ha spronato l’Italia (ma anche la Spagna e altri Paesi) a imboccare la strada della riforme: anche Vegas ricorda «l’azione condivisa di risanamento delle finanze pubbliche» e altri passi avanti realizzati. Dall’altro ha però ha imposto scelte non decise dai cittadini: per questo Vegas arriva a parlare di «dittatura».
Questo, per il presidente della Consob, è un campanello d’allarme: «Affidare il nostro futuro a un numero (cioè allo spread, ndr) costituisce anche un modo per abdicare ai nostri doveri. I nostri doveri discendono anche da un fondamentale diritto: quello di partecipare democraticamente all’assunzione delle decisioni che ci riguardano. E lo spread, che dipende in sostanza dalle scelte di un soggetto invisibile, il mercato, attribuisce ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, nei fatti vanificando il principio del suffragio universale». Si potrebbe obiettare che la politica per troppi anni ha abdicato ai propri doveri. O che – si veda articolo a fianco – quando il debito pubblico arriva a 1.946 miliardi di euro è normale essere in balia dei creditori (cioè i mercati finanziari). Sta di fatto che Vegas centra uno dei punti dolenti. E poi centra anche la soluzione: «Se si vuole evitare una ribellione con effetti autodistruttivi, bisogna guardare ai fondamentali economici e operare per renderli più solidi».

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