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C’è chi scommette su Piazza Affari

La paura sui mercati globali continua, malgrado sporadiche e rapide schiarite. Il rischio è che le turbolenze economiche europee trascinino anche l’America in recessione. E questo spiega il grande affanno di Barack Obama – in piena campagna elettorale – perché l’Europa esca dalla crisi. Certo, se nelle prossime due-tre settimane, i decisori europei stupissero il mondo con scelte coraggiose, allora il nostro continente diventerebbe la grande sorpresa del secondo semestre.
Per ora, secondo Albert Edwards, un permabear (Orso permanente) che è responsabile del team di strategia globale di Sociètè Gènèrale, il rapido calo dei rendimenti dei bond trentennali tedeschi sotto il 2% («una convergenza verso il Giappone») va visto come un “assaggio” della brusca frenata che coinvolgerà gli Usa nei prossimi mesi e che spingerà i Treasury sotto l’1% di rendimento. Edwards è visto dai suoi colleghi come un brillante contrarian, da anni teorico della deflazione globale, che estrae sempre lo scenario peggiore dei mercati e su quello ragiona. Però, come vedremo, è anche in grado di stupire in positivo.
«Il bear market azionario iniziato nel 2000 – continua Edwards nell’ultima Global strategy – e la nuova recessione globale saranno la causa che porteranno alla terza fase, speriamo finale, di abbassamento delle valutazioni borsistiche. Potremmo tornare a vedere i minimi del marzo 2009, con l’S&P 500 in discesa verso quota 666».
In realtà, osserva Francesco Caruso, analista tecnico indipendente e curatore del sito www.cicliemercati.it, «è indubbio che andiamo verso un bottom ciclico, non so se in questa downleg o in una successiva, che potrebbe realizzarsi fra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Al momento non è possibile dire dove si realizzerà questo minimo. Ma penso che il punto di acquisto potrebbe crearsi nell’area 1.000-900 dell’S&P 500. Comunque sarà sempre il mercato a darci le indicazioni».
Gli analisti di Goldman Sachs credono che, malgrado tutto, la zona euro continuerà a cavarsela anche nei prossimi mesi, tuttavia sottolineano come in passato – di fronte a grandi crisi sistemiche di svalutazione o di default – i listini interessati siano scesi molto di più di quanto visto finora in Europa, fino al 65-85% dai top.
Gli esempi considerati sono la crisi messicana del 1994 (“Tequila crisis”), il default argentino del 2002, la crisi asiatica del 1997 e il crack del fondo Ltcm e della Russia l’anno successivo. Il declino medio delle Borse nelle nazioni epicentro delle crisi è stato attorno al 65%, ma i mercati più colpiti (Messico, Argentina, Thailandia e Russia) sono arrivati a contabilizzare un crollo medio attorno all’85% (in dollari).
Al momento i listini azionari dell’Europa periferica – specificamente Portogallo, Spagna e Italia – hanno già visto il loro valore cadere del 50% in dollari rispetto ai massimi. La Grecia, poi – ma questo è un discorso a parte -, è giù dell’80% (un andamento simile, per dimensioni e tempi, a quello argentino fra il 1999 e il 2002). Però per replicare le cadute che, per esempio, si sono viste durante il crack asiatico, l’EuroStoxx 50 dovrebbe ancora quasi dimezzarsi dai livelli attuali.
I multipli europei restano poi elevati, continuano gli strategist di Goldman Sachs, rispetto alle crisi del passato. L’attuale price earning prospettico dell’Europa continentale è attorno a 9,5, nei crack degli ultimi vent’anni la media è stata nel range 7-8% (a parte l’eccezione russa, con un P/e di 2,5 nel ’98). Inoltre il recupero dei mercati, nel passato, è stato rapido (rimbalzo medio del 100% nei dodici mesi successivi) per la forza della ripresa economica, uno scenario molto improbabile in Europa nei prossimi anni.
La cosa buffa è che la Grecia, da tutti considerata il cancro dell’Europa, è convinta – in attesa delle elezioni di domenica prossima – di essere la nazione più laboriosa (e la più corrotta) del Vecchio continente, secondo una indagine del Pew Research Center americano. «E lo è davvero – scrive Edwards – perché, secondo i dati Ocse riferiti al 2010, un lavoratore greco ha lavorato in media 2.109 ore all’anno, ben sopra la media di 1.419 ore di un tedesco. I problemi della Grecia sono altri, a partire dall’evasione fiscale».
Tuttavia, conclude Edwards, malgrado la paura e le incertezze in Europa vi sono molte opportunità. Per esempio, Piazza Affari è vista da Edwards come un’interessante occasione di acquisto a lungo termine. «L’Italia – è la sintesi del ragionamento – è uno dei pochi Paesi periferici dove negli ultimi anni non sono scoppiate bolle nel credito o nella valutazione di asset. Inoltre dal 2008, la spesa pubblica è aumentata più lentamente che in altri Paesi, soprattutto che in Germania». Quindi, nonostante i problemi strutturali legati alla debole crescita, conclude lo strategist di SocGen, il nostro Paese «si riprenderà prima di altre, attualmente alle prese con una forte riduzione della leva finanziara nel settore privato e statale».

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