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C’è il carcere per chi diffonde video e audio in modo fraudolento

Entra nel codice penale il delitto di «diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente». Chiunque diffonda audio e video, in modo fraudolento e con ogni mezzo, allo scopo di arrecare danno alla reputazione o all’immagine altrui sarà punito con la reclusione fino a quattro anni. Previsto anche un giro di vite a tutela della riservatezza delle comunicazioni tra avvocato difensore ed assistito. E il divieto di trascrizione, anche sommaria, di comunicazioni e conversazioni considerate irrilevanti per le indagini. Stesso divieto per i dati considerati «sensibili» dalla legge. Non è finita. Arriva anche una nuova disciplina per il deposito degli atti relativi alle intercettazioni, per la selezione del materiale raccolto e, non da ultimo, per le modalità di intercettazioni mediante captatori informatici. Tutto questo è previsto da un decreto legislativo, approvato ieri in seconda lettura dal Consiglio dei ministri, recante disposizioni in fatto di intercettazioni e comunicazioni; il provvedimento è attuativo della delega prevista dalla legge n. 103/2017, all’articolo 1, commi 82, 83 e 84, lettere a), b), c), d) ed e). L’obiettivo, si legge in una nota di Palazzo Chigi, è confermare «il ruolo delle intercettazioni come fondamentale strumento di indagine» e creare «giusto equilibrio tra la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione e il diritto all’informazione». Ma andiamo con ordine.

Diffusione audio e video. Come detto, tra le misure principali, il testo prevede: l’introduzione nel Codice penale del delitto di «diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente». La reclusione fino a 4 anni scatta per chiunque diffonda riprese audio o video, fatte in modo fraudolento, di incontri privati o registrazioni (pur esse fraudolente), ma anche conversazioni (anche telefoniche o telematiche), svolte in sua presenza o con la sua partecipazione. La punibilità è esclusa se la diffusione delle riprese o delle registrazioni deriva in via diretta ed immediata dalla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario. Oppure per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Comunicazioni tra difensore e assistito. Il divieto, già previsto, di attività diretta di intercettazione nei confronti del difensore, con conseguente inutilizzabilità delle relative acquisizioni, viene ampliato, prevedendo che l’eventuale coinvolgimento, in via anche solo occasionale, del difensore nell’attività di ascolto legittimamente eseguita, non possa condurre a verbalizzazione delle relative comunicazioni o conversazioni.

Divieto di trascrizione delle comunicazioni o conversazioni irrilevanti per le indagini. Il divieto riguarda le intercettazioni reputate irrilevanti, sia riguardo all’oggetto d’indagine, sia in relazione ai soggetti coinvolti. Ma il divieto si estende anche alle conversazioni o comunicazioni contenenti dati personali sensibili (ove non fossero ritenute rilevanti a fini probatori). Viene fatta salva la facoltà del pubblico ministero di disporre per decreto che comunicazioni e conversazioni siano trascritte nel verbale, quando vengano ritenute rilevanti. Stessa cosa per i dati personali sensibili.

Deposito degli atti riguardanti le intercettazioni e selezione del materiale raccolto. Viene introdotta una nuova disciplina, consistente in una procedura in due fasi. Questa prevede, in primis, il deposito delle conversazioni e delle comunicazioni, oltre che dei relativi atti. E solo dopo, l’acquisizione di quelle rilevanti e utilizzabili e il contestuale stralcio di quelle irrilevanti e inutilizzabili. Inoltre, il pm viene individuato come garante della riservatezza della documentazione, poiché a lui spetta la custodia, in un apposito archivio riservato, del materiale irrilevante e inutilizzabile, con facoltà di ascolto ed esame, ma non di copia, da parte dei difensori e del giudice, fino al momento di conclusione della procedura di acquisizione. Di conseguenza, il dlgs ridefinisce la procedura volta a selezionare il materiale raccolto dal pm e prevede un meccanismo differenziato di acquisizione nel caso in cui il materiale d’intercettazione rilevante sia stato già utilizzato per l’emissione di un provvedimento cautelare. Si supera quindi il precedente modello incentrato sulla cosiddetta «udienza stralcio», caratterizzato dal fatto che tutto il materiale d’intercettazione era sin da subito nel fascicolo delle indagini preliminari, invece che essere collocato in un archivio riservato .

Captatori informatici (trojan horse). Il dlgs prevede che tali dispositivi non possano essere mantenuti attivi senza limiti di tempo o spazio, ma debbano essere attivati da remoto secondo quanto previsto dal pm nel proprio programma d’indagine. In più, vanno disattivati se l’intercettazione avviene in ambiente domiciliare, a meno che non vi sia prova che in tale ambito si stia svolgendo l’attività criminosa. O quando l’indagine non riguardi i delitti più gravi, tra cui mafia e terrorismo.

Il Cdm ha poi approvato in via definitiva altri due dlgs: uno sui richiedenti asilo e l’altro per facilitare la tutela consolare dei cittadini Ue.

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