Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Cdp vara il fondo dei fondi sovrani

La Cassa depositi e prestiti riorganizza il Fondo strategico italiano e vara un nuovo fondo dei fondi sovrani per investire nello sviluppo delle aziende del made in Italy. L’operazione era già stata preannunciata con l’approvazione del piano industriale e ieri, durante un’assemblea di Fsi, ha preso forma. Il fondo, oggi controllato all’80% da Cdp e al 20% dalla Banca d’Italia ((quota rilevata nel 2012 con il conferimento dei titoli Generali), cambia nome in Cdp Equity, braccio operativo della Cassa per la gestione delle partecipazioni «a rilevanza sistemica». Sotto questa società, destinata a divenire 100% di Cdp, verranno spostate le quote che Fsi Investimenti, il veicolo controllato al 77,12% dal fondo e al 22,88% da Kuwait Investment Authority , possiede in Metroweb (46,2%), in Ansaldo Energia (44,6%) e il 15% di Sia (di cui oggi possiede il 49,5%) dopo che la società sarà stata quotata nel secondo semestre di quest’anno. In Cdp Equity è già confluita la quota posseduta in Saipem, acquisizione avvenuta dopo l’approvazione delle nuove linee strategiche di Cassa. Quest’ultima dovrà rilevare da Kia la quota parte relativa al 22,8% delle partecipazioni spostate, operazione dal valore contenuto. Più importante, invece, l’importo che la Cassa dovrà versare per consentire alla Banca d’Italia di smobilitare il suo investimento in Cdp Equoty. Nell’ambito del riassetto, verranno probabilmente rinegoziate le condizioni per la liquidazione della quota dell’istituto di via Nazionale, che avrebbe potuto già in queste settimane vendere il pacchetto di azioni privilegiate pari al 13 per cento del capitale. Nel giro di qualche settimana all’istituto sarà consentito di vendere l’intera partecipazione. Il prezzo di realizzo sarà calcolato sul valore del portafoglio di Fsi a fine 2015, a pari a 4,6 miliardi. Per Bankitalia si tratta di un incasso di 920 milioni di euro.
L’operazione varata ieri trae la sua origine dalla necessità di separare le operazioni che il fondo faceva come braccio operativo pubblico dagli interventi sul mercato, in concorrenza con i fondi di private equity. Il fondo dei fondi sovrani, ovvero Fsi sgr spa (Claudio Costamagna è il presidente, Maurizio Tamagnini l’ad) oggi controllata al 100% dalla Cassa, vedrà il ruolo di Cdp ridursi fino a una quota non superiore al 30 per cento per lascire posto a investitori privati, in prevalenza fondi sovrani. Il fondo del Kuwait e il fondo del Qatar sosterranno gli investimenti ma non parteciperanno al capitale, nel quale entreranno invece alcuni dei 34 fondi sovrani che nell’ottobre dello scorso anno hanno partecipato all’International Forum of Sovereign Wealth Funds organizzato a Milano.
La decisione di proseguire nell’esperienza di investimento nelle aziende del made in Italy fa perno sulla constatazione che l’aver puntato su imprese italiane sane e su investitori pazienti senza fa ricorso alla leva si è rivelata una scelta di successo. E ancora: hanno inciso il buon track record della performance di Fsi Investimenti (destinato a divenire una sorta di Fondo Uno che si esaurirà con la valorizzazione delle partecipazioni), la ricca pipeline di aziende che aspettano un investimento da parte della nuova sgr e la volontà dei fondi sovrani di investire in Italia.
Il bilancio tre anni e mezzo di esperienza del fondo vede 11 investimenti per 3,7 miliardi, 2,5 di capitale investito in nuove società, tre disinvestimenti per 1,5 miliardi, un valore del portafoglio che è aumentato di 1,4 volte rispetto al capitale investito (+40%), un rendimento del 22 per cento e l’attrazione di investimenti dall’estero per 1 miliardo di euro.
Il fondo dei fondi sovrani punta a fare in modo che gli investimenti in imprese del made in Italy non quotate possano nell’arco dei 10 anni contribuire ad arricchire il listino italiano delle blue chips. Secondo uno studio della Bocconi, se in Italia si raddoppiasse il numero delle aziende industriali quotate, da 30 a 60, il Pil italiano potrebbe aumentare dell’1 per cento.
Tornando a Fsi Investimenti, sotto il suo controllo resterebbero le quote residue di Valvitalia (oggi 49,5%) dopo la quotazione entro il 2016, di Kedrion (oggi 25,1%) la cui Ipo è prevista nel 2017. E ancora, il 28,4% di Inalca controllato attraverso la jv al 50% con il fondo del Qatar (jv destinata a essere smontata), l’8,4% di Trevi e l’11,5% di Rocco Forte.

Laura Serafini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa