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Cdp, utile 2012 oltre 2 miliardi Mobilitate risorse per 20 miliardi

Cinquanta miliardi di euro di risorse mobilitate in tre anni, più del 3% del Pil. Cassa Depositi e Prestiti rivede al rialzo gli obiettivi fissati nel business plan 2011-2013 – 40 miliardi da movimentare nell’arco di piano – e centrati con un anno di anticipo. Ieri il cda della spa di Via Goito, presieduto da Franco Bassanini, ha approvato i dati preliminari del 2012 e la previsione di budget per il 2013, prendendo atto che il gruppo continua a macinare utili e a supportare la crescita del Paese, scosso dalla crisi, attraverso i suoi tre canali: sostegno agli enti locali e alla Pa, supporto alle imprese e sviluppo delle infrastrutture. Con 20 miliardi di nuovi fondi messi in campo lo scorso anno sottoforma di finanziamenti e investimenti, dopo i 16,5 con cui aveva chiuso il 2011. «Stiamo rispettando gli impegni che furono presi nel piano – spiega al Sole 24 Ore l’ad di Cassa, Giovanni Gorno Tempini – e onorare un piano nel settore finanziario è certamente un’impresa non semplice. Noi abbiamo promesso, nel marzo 2011, di portare avanti determinate cose, lo stiamo facendo e, probabilmente, lo faremo sempre meglio».
In effetti, a giudicare dai numeri, il ruolo di Cdp continua a essere strategico per il Paese. A cominciare dal versante del supporto agli enti pubblici, dove, malgrado i paletti stringenti del patto di stabilità – «pensavamo di fare di più ma dobbiamo tener conto dei vincoli di finanza pubblica», ammette Gorno Tempini, – la Cassa non è rimasta con le mani in mano e ha messo in pista un miliardo di euro attraverso un fondo ad hoc per la valorizzazione degli immobili pubblici. Senza dimenticare il supporto alle popolazioni colpite dal terremoto: nel solo 2012 ben 12 miliardi di euro per il sisma in Emilia, di cui già contrattualizzati 800 milioni relativi al “plafond moratoria”.
L’anno appena trascorso, poi, ha confermato l’impegno di Cassa sul fronte delle infrastrutture (i settori gas, multi-utilities, autostrade, su tutti), anche attraverso i suoi fondi equity. E ha visto la Cassa in prima linea a fianco delle imprese: 60mila aziende hanno beneficiato del plafond Pmi che, nel corso del 2012, è stato esteso a 18 miliardi. A questo, Cdp ha affiancato anche un efficace sostegno all’export finance, con un plafond ad hoc che ha visto crescere, nel 2012, la sua dote da 2 a 4 miliardi. Per non dire di tutto il lavoro portato avanti, sempre nell’export, con l’acquisizione del 100% di Sace e del 76% di Simest (ma del ricco “bottino” del 2012 fanno parte pure il 30% di Snam e il 100% di Fintecna). «Il peso del capitale di rischio – aggiunge Gorno Tempini – è decisamente superiore alla previsione iniziale, anche grazie all’apporto del Fondo strategico italiano (che nel 2012 ha deliberato 800 milioni di investimenti, ndr). Nel 2012, poi – ricorda il numero uno – abbiamo acquisito Sace e Simest e puntiamo a creare un polo strategico al servizio dell’export e della finanza a lungo termine per le infrastrutture». Il “come” si metteranno a fattor comune le competenze di Cdp e delle altre due società è ancora oggetto di confronto, ma il modello di riferimento, invece, è chiarissimo: Germania, Giappone e Usa, «per trarre il meglio – precisa l’ad – e calarlo nella realtà italiana». Dove Cdp vuole continuare a giocare un ruolo da protagonista anche quest’anno – dopo aver archiviato il 2012 con un utile netto superiore agli 1,6 miliardi del 2011 e ai 2 previsti dal business plan – forte di una raccolta postale che salirà oltre i 230 miliardi di euro, per un totale attivi sopra i 300 miliardi.
Sempre ieri Cdp ha reso noto il rapporto di conversione delle azioni privilegiate delle Fondazioni in ordinarie: è determinato nella misura di 49 azioni ordinarie ogni 100 privilegiate e comporta la diluizione della quota degli enti dal 30% poco sotto il 15% del capitale. Il valore della Cassa a fine 2012 è stato fissato in 19 miliardi. Chi vorrà fare una conversione alla pari, dovrà versare un conguaglio di 32,74 euro per azione. Le fondazioni che hanno chiesto di avvalersi del recesso per ora sono due, con una quota complessiva del 2,6% di Cdp: Cariverona e Cassa di Tortona (ma non è detto che poi esercitino il diritto).

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