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Cdp tratta con Telecom sulla nuova rete

Dalle stalle alle stelle? Non proprio, perché il titolo Telecom è ancora depresso, anche se ieri è stato protagonista di una clamorosa rimonta, recuperando il pesante ribasso del giorno prima con un progresso del 6,63% che l’ha riportato a quota 0,6995 euro. Il motivo? L’apertura del presidente di Cdp, Franco Bassanini, a una collaborazione con Telecom per la rete di nuova generazione. «Nelle aree a maggiore densità di traffico, la soluzione migliore è portare la fibra fino alle case – ha osservato Bassanini – La domanda da porsi è se l’attuale incumbent (cioè Telecom) intenda fare questo investimento. Se sì, non c’é dubbio che ci sia la nostra disponibilità, se richiesti, a partecipare al finanziamento di questi investimenti attraverso una soluzione variamente costruita dal punto di vista di architettura finanziaria e societaria. Altrimenti, è opportuno che lo faccia qualcun altro, restando aperti a tutte le forme di collaborazione e integrazione». L’ottica è quella di muoversi nella direzione che «serve al Paese».
Palla subito raccolta dall’ad di Telecom, Marco Patuano, che ha sottolineato come il gruppo non abbia alzato «alcuna barricata», e che con «molto piacere» collaborerà con la Cdp, e quindi anche con Metroweb, nelle aree in cui questo è possibile. Fin qui nulla di nuovo, perché tutti a parole si sono espressi per un accordo. Ma le ultime prese di posizione sono probabilmente da interpretarsi come la volontà di sedersi finalmente a un tavolo. Anche se è quando si scende nei dettagli che le posizioni – così almeno è stato finora – si rivelano molto distanti. Anche ieri Patuano ha ricordato che «Telecom vuole investire secondo una logica market driven. Ci sono aree dove la soluzione giusta è portare la fibra fino alle case (la formula Ftth, Fiber to the home) e altre dove non lo è». Il piano di Telecom, ha puntualizzato, «non si limita a 30 città», ma mira a coprire con almeno 30 mega 100 città entro il 2014 e 250 entro il 2018. «Realizzare soluzioni che hanno un costo di cinque o sei volte superiore senza certezza della domanda non ci sembra una buona allocazione delle risorse».
Da parte sua la Cdp non rivendica un ruolo da “azionista di maggioranza” della rete, ma spinge, come richiesta dal Governo, perché si arrivi in tempi rapidi a creare un’infrastruttura in fibra ottica (che viaggia a 100 mega) come serve al Paese. La decisione di investire nel capitale di F2i Reti Tlc, il “veicolo” del fondo di Vito Gamberale per cablare 30 città – si sottolinea – è per finanziare un progetto di sviluppo in questa direzione, mantenendo l’equilibrio tra debito ed equity. E del resto, se Bassanini ha assunto la presidenza di Metroweb, è anche perchè è stato convinto ad accettare l’incarico dallo stesso presidente esecutivo di Telecom Franco Bernabè, in nome di un’antica amicizia e nel contesto di un possibile accordo. L’importante per la Cassa è che si proceda in tempi rapidi con la rete in fibra, partendo dalle aree in cui c’è domanda. Il vectoring, che è lo strumento tecnico individuato da Telecom per potenziare il rame fino a consentire una velocità di 100 mega – si osserva – non è la soluzione idonea per le aree ad alta densità, dato che non è possibile collegare senza disfunzioni più di 48 utenti per armadio e non consente di garantire parità d’accesso ai concorrenti. Quanto alla formula societaria, tre mesi fa Telecom aveva sottoposto alla Cdp l’ipotesi dello scorporo della rete esistente, ma questo secondo la Cassa allungherebbe troppo i tempi: meglio procedere subito con una newco, cui potrebbe partecipare con una quota del 20%. C’è poi l’incognita degli aiuti di Stato. La Provincia di Trento, impegnata con Telecom in un progetto locale NGN, l’ha notificato a Bruxelles. Cdp, non compresa nel perimetro degli enti pubblici, non si ritiene soggetta, e comunque l’intervento pubblico è ammesso dalla Ue, si ricorda, laddove la fibra ottica non raggiunga l’utente finale. Schermaglie, innestate però su questioni di non poco conto. Si vedrà se la volontà di trovare un accordo riuscirà questa volta davvero a superare le divisioni, perché spazio per reti NGN in concorrenza – e su questo concordano tutti – in Italia non ce n’è.

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