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Cdp spinge su minibond e venture capital

Per capire l’entità dell’impegno messo in campo da Cassa depositi e prestiti basta citare un dato, l’ultimo disponibile: i 135 milioni di risorse destinate al venture capital in Italia nel 2012, contro i 3,2 miliardi di euro a livello europeo. Ecco perché la scelta, deliberata ieri dal board della spa di Via Goito, di investire fino a 350 milioni di euro in due fondi, promossi e gestiti dal Fondo Italiano d’Investimento (partecipato dalla stessa Cdp al 12,5%), che si muoveranno sul duplice binario del venture capital, per l’appunto, e dei mini-bond, va letta sotto una duplice chiave: la conferma del ruolo di Cdp di motore dell’economia e di catalizzatore della partecipazione di altri operatori. Il numero uno di Cassa, Giovanni Gorno Tempini, lo dice senza troppi giri di parole, ricordando la genesi dell’iniziativa. «A febbraio ci fu una conferenza stampa con l’allora ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni – spiega l’ad al Sole 24 Ore -, in cui si parlò della necessità di avviare, attraverso il Fondo italiano d’investimento, nuove iniziative che supportassero le piccole e medie imprese sia dal punto di vista del capitale di rischio che del capitale di debito. Ora noi rompiamo il ghiaccio e mi auguro che il nostro intervento faccia da volano alla discesa in campo di altri soggetti». 
I pilastri, come detto, sono due. A cominciare dal venture capital in cui Cassa è pronta a mettere sul piatto fino a 100 milioni di euro per consentire al Fondo italiano d’investimento di lanciare un fondo ad hoc per un ammontare fino a 200 milioni di euro. E, visti i numeri del mercato, Gorno Tempini parla, non a caso, «del più grande fondo di venture capital ora disponibile, una notizia importante per il sistema-paese. Ci siamo resi conto – prosegue – che serviva un fondo che avesse l’ambizione di fare la differenza, a disposizione del quale abbiamo messo una dotazione iniziale molto significativa, mentre gli altri 100 milioni arriveranno dal mercato». Perché l’ambizione di Cdp è che il nuovo “fondo di fondi” sia in grado di mobilitare altri stanziamenti consentendo alle start-up innovative di potere beneficiare di una leva in più. Ma dove si riverseranno queste risorse? «Saranno i settori all’avanguardia dell’Italia», prosegue ancora Gorno Tempini poiché lo strumento interverrà a sostegno di fondi di fondi di venture capital dedicati a investimenti in trasferimento di tecnologia, seed capital, early and late stage e di expansion/growth capital.
Accanto a questo, poi, Cdp alimenterà un altro canale, sempre attraverso il Fondo italiano d’investimento, cioè quello dei mini-bond, rimasti al palo nonostante le modifiche normative introdotte prima dal governo Monti, con i due decreti crescita, e poi dall’esecutivo Letta con il “Destinazione Italia”. Finora, infatti, come documentato ieri dall’Aifi (l’associazione italiana che rappresenta i fondi di private equity, venture capital e di private debt), che ha accolto «con grande soddisfazione» l’iniziativa di Cdp, auspicando che «funga da stimolo per catalizzare i capitali di investitori italiani e internazionali», i fondi di mini-bond sono sulla carta 23, di cui solo 3 hanno già raggiunto il primo closing. Gli operatori si attendono dunque, anche su questo fronte, un importante effetto leva dall’intervento di Cassa, con la possibilità di immettere sul mercato del private debt circa 3-4 miliardi di euro se tutti raggiungeranno il loro obiettivo di raccolta. E perché questo strumento non è decollato fino a ora? «Non sottovalutiamo – aggiunge Gorno Tempini – la difficoltà per le piccole e medie imprese di avvicinarsi ai mini-bond che, da un punto di vista della disciplina manageriale, somigliano molto a una quotazione e, quindi, rappresentano un impegno non da poco per un’azienda. Ci vuole tempo e attenzione, non è un’operazione che si può improvvisare». La platea potenziale di imprese con dimensioni e caratteristiche compatibili con l’emissione di mini-bond è molto significativa: circa 33mila Pmi con ricavi compresi tra 5 e 250 milioni di euro. «L’identikit? Sono imprese piccole – chiarisce ancora l’ad di Cassa -, non piccolissime, ma non esistono limitazioni dal punto di vista merceologico. Il target raggiungibile, dunque, è davvero ampio».
Quanto ai tempi per l’operatività dei due “fondi di fondi”, la sottoscrizione degli investimenti sarà perfezionata entro l’estate. Servono però alcuni passaggi intermedi. «Sia per il venture capital che per i mini-bond – prosegue il numero uno Gorno Tempini – sarà necessaria una delibera del Fondo italiano d’investimento, che dovrebbe arrivare entro la prima metà di giugno. Poi, ci saranno i tempi amministrativi di messa a punto dei due strumenti». Insomma, il motore della macchina è stato avviato. E in tempi di crisi, con le imprese che vanno alla ricerca di canali di finanziamento alternativi a quello bancario, è una fondamentale duplice boccata d’ossigeno. «Noi adesso abbiamo rotto il ghiaccio – rimarca ancora l’ad -. Ora anche il mercato dovrà fare la sua parte».
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