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Cdp si cambia l’ad Gorno verso l’addio

L’affondo del governo Renzi sul vertice della Cassa Depositi e Prestiti entrato nel vivo ieri con gli incontri del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan prima con Giuseppe Guzzetti e poi con Giovanni Gorno Tempini. Ma in serata la soluzione finale non era ancora maturata, tanto che la strada pi• probabile sembra essere quella delle dimissioni in blocco dei cinque consiglieri del Tesoro dal consiglio della Cdp. Il passo indietro della maggioranza dei consiglieri farebbe infatti decadere l’intero organo di gestione che verrebbe ripristinato con una nuova assemblea da convocare a stretto giro.
Questa procedura si renderebbe necessaria poichè il presidente Franco Bassanini – essendo per statuto nominato dalle Fondazioni di origine bancaria che detengono il 18,4% del capitale della Cdp – non può dimettersi se non sfiduciato da chi lo ha indicato. E nell’incontro di mercoledì scorso, al contrario, le Fondazioni gli hanno rinnovato la fiducia. E se Bassanini non si dimette non si può procedere alla semplice cooptazione del nuovo presidente e del nuovo ad senza passare per un’assemblea. Nei fatti, la mossa di Bassanini avrebbe l’effetto di rendere la decisione del governo più somigliante a un blitz piuttosto che a un normale ricambio.
Meno problematica l’uscita dell’ad Gorno Tempini la cui nomina spetta direttamenteal Tesoro. Un faccia a faccia cordiale nei modi e nei toni ha definito la risoluzione del contratto, anche in presenza di risultati più che soddisfacenti nel quinquiennio della sua gestione.
Resta invece da capire quale sia stata esattamente la posizione del presidente dell’Acri Guzzetti nel suo faccia a faccia con il ministro. Lo statuto della Cdp prevede che nell’assemblea che verrà convocata le Fondazioni presentino tre nominativi tra cui il presidente. Dunque per venire incontro alle istanze del Tesoro, le Fondazioni dovrebbero inserire nella loro lista Claudio Costamagna, l’ex banchiere della Goldman Sachs suggerito a Renzi dal consigliere economico Andrea Guerra. Ma non si può escludere che il coriaceo Guzzetti, in mancanza di contropartite adeguate per il mondo delle Fondazioni, abbia insistito per ripresentare Bassanini al vertice Cdp. Una scelta, perà, che rischierebbe di aprire uno scontro con il governo non solo sulla governance ma anche anche sul tema della mission futura della Cassa. Il sospetto che dietro il ribaltone volutodaRenzi si celi la volontà di intervenire più decisamente in alcune partite industriali delicate appare fondato, ma non previsto dallo statuto. Bisogna evitare la sensazione di interventi dirigistici sull’economia, che sarebbe poi il contrario di quanto il governo va predicando. È, ha sottolineato l’ad di Unicredit Federico Ghizzoni, importante che, qualsiasi cosa sia decisa, non si torni ai modelli del passato, tipo vecchia Iri.
In effetti, sia il recente salvataggio dell’Ilva, sia il pericolo che la Telecom possa cadere a breve in mani francesi, avrebbero convinto il governo a utilizzare la Cdp in maniera più virulenta. Ma per procedere in questa direzione occorrerà ridefinire formalmente la sua mission all’interno dello statuto.
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