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Cdp respinge proposta Telecom sul Piano della banda larga ma Bassanini riapre la porta

La nuova puntata della partita in corso sulla realizzazione del Piano banda ultralarga vede il fondo Fsi di Maurizio Tamagnini rispedire al mittente, cioè Telecom, la proposta per l’ingresso in Metroweb fatta pervenire la settimana scorsa. Ma poche ore dopo il presidente della Cdp, Franco Bassanini, sembra cercare una nuova mediazione: «Non facciamo questioni di minoranza o maggioranza. Se passasse il documento comune delle due autorità, la soluzione migliore sarebbe una società con tutti i principali operatori e Cdp, e questo può permettere che Telecom abbia il 51% di Metroweb con un piano di governance anche sugli investimenti a ritmo adeguato. Ma finora ci hanno detto di no».
Per la società guidata da Marco Patuano, infatti, l’ipotesi di una “coabitazione” tra vari operatori è impossibile da prendere in considerazione e dunque la proposta di Bassanini cade sul nascere nonostante le aperture su governance e controllo a maggioranza, su cui peraltro Vodafone si è sempre espressa negativamente. Dunque le parti sono ancora ben lontane ma comunque tutti continuano a parlarsi perché nessuno trarrebbe vantaggio dalla realizzazione di due reti in fibra e concorrenti sullo stesso territorio. A parole, però, sia Telecom sia Metroweb con a bordo Cdp, Vodafone e Wind, si dichiarano intenzionate ad andare avanti da sole senza rimpianti. La prima con il piano per cablare in fibra ottica le principali 40 città italiane, anche se non al 100% ma quel tanto che basta ad impedire che il concorrente possa accedere al piano di incentivi con soldi pubblici. I secondi fanno invece i conti su un bacino di 4 milioni di clienti Vodafone e Wind oggi attaccati all’ultimo miglio Telecom ma che potrebbero migrare velocemente sulla fibra Metroweb anche grazie alle politiche dei voucher.
Sullo sfondo il terzo incomodo, cioè la Ue, che deve dare un giudizio sul Piano del governo Renzi e soprattutto dire come e dove si possono utilizzare i soldi pubblici senza incappare in una procedura per aiuti di Stato. Questo tema è decisivo per la messa a punto dei piani industriali con differente copertura del territorio, suddiviso in quattro aree a seconda della loro attrattiva economica. E ovviamente i punti di vista tra gli operatori in campo sono diversi e occorrerà non solo il parere della Ue, ma poi anche un’autorità preposta a dirimere le varie questioni che verranno alla luce durante la realizzazione del Piano. Un assaggio di ciò che potrebbe succedere se non si troverà un accordo per procedere uniti si è avuto già ieri con la diffida dell’AgCom a Telecom sul nuovo piano tariffario per le linee fisse che dovrebbe partire dal primo maggio. «L’autorità (relatore Antonio Nicita) ha riscontrato alcune criticità in relazione a due profili di tutela previsti dalla normativa: l’esaustiva e trasparente informazione alla clientela, anche al fine di garantire un corretto esercizio del diritto di recesso; la tutela del diritto di scelta per gli utenti che utilizzano il servizio universale. Sono in sostanza quei clienti che hanno attivo il servizio di connessione alla rete di comunicazione pubblica in postazione fissa e che non hanno attivato in passato offerte tariffarie aggiuntive rispetto a tale servizio».
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