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Cdp, per il dopo Palermo in pista Scannapieco. Non cambia il presidente

Oltre ai ministeri economici, ormai assegnati, una delle caselle più importanti per lo sviluppo del paese è sicuramente quella della Cassa Depositi e Prestiti, crocevia di tante partite e polmone finanziario in grado di mobilitare risorse e investimenti. Il suo cda è in scadenza il prossimo aprile e dunque, essendo Cdp per l’82,77% controllata dal Tesoro e per il 15,93% dalle fondazioni di origine bancaria, il rinnovo dei vertici rappresenterà un passaggio molto delicato di cui saranno investiti a breve il neo ministro Daniele Franco e, ovviamente, il premier Mario Draghi. Ma se da una parte la nomina del presidente, che spetta alle fondazioni, va nel segno della continuità essendo già stato assicurato a Giovanni Gorno Tempini la rielezione per un triennio, visto che è subentrato in quella carica solo un anno e mezzo fa per l’uscita anzitempo di Massimo Tononi, la scelta del nuovo amministratore delegato sarà più difficile.
L’attuale capoazienda di Cdp Fabrizio Palermo, infatti, è stato nominato tre anni fa sull’onda della vittoria elettorale di Lega e M5S, e per la sua candidatura si era speso pubblicamente Luigi Di Maio lasciando nelle mani di Matteo Salvini altre posizioni importanti.
Poi, nel corso del mandato, Palermo ha cercato di scrollarsi di dosso l’etichetta di manager legato ai 5Stelle anche se il movimento di Grillo rimane al momento il suo principale sponsor. Tanto che nei palazzi romani si sostiene che l’unica poltrona che Di Maio – che è stato appena confermato ministro degli Esteri – e altri esponenti del movimento come Stefano Buffagni e Riccardo Fraccaro – che invece finora non hanno ricevuto alcun incarico – vorranno difendere a spada tratta sarà quella di Palermo. Proprio per la sua strategicità in termini di peso economico nelle partite che contano. Ma sarà difficile che lo stesso Draghi e Franco non facciano la stessa considerazione avanzando la candidatura di Dario Scannapieco, stile da grand commis , vicepresidente della Bei dall’agosto 2007, con un curriculum ben incardinato nelle fila del Tesoro fin da quando Draghi ne era direttore generale. Scannapieco era in corsa per fare l’ad di Cdp già nel 2018, sostenuto anche da Giuseppe Guzzetti e dalle fondazioni azioniste che avevano designato Tononi. Alla fine però la spuntò Palermo che ora sta cercando una sponda proprio nelle fila delle fondazioni ora guidate non più da Guzzetti ma da Francesco Profumo, con cui i rapporti sono migliori.
Altri candidati al momento non si vedono, se non quel Flavio Valeri, da poco uscito da Deutsche Bank e ben visto dal mondo Intesa Sanpaolo, già candidato per il vertice di Unicredit dove però l’ha spuntata Andrea Orcel. Draghi ha come asso nella manica da giocare in situazioni di difficoltà anche Franco Bernabé, che conosce dal 1972 e con cui ha gestito il processo di privatizzazione dell’Eni negli anni ‘90. Ma questa carta potrebbe giocarla al momento opportuno per una presidenza di peso nelle società partecipate da Tesoro e Cdp, come l’Eni o Telecom. Il tempo per decidere non è molto viste le scadenze sul tavolo di via Goito: l’offerta per l’88% di Aspi con i fondi Macquarie e Blackstone, la rete unica che prevede il rafforzamento di Cdp in Open Fiber e il rinnovo del cda Telecom, dove la Cassa deve decidere se sostenere la lista del cda con la conferma di Salvatore Rossi alla presidenza e di Luigi Gubitosi ad.
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