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Cdp mette quattro miliardi per controllare Autostrade

MILANO — L’accordo tra il governo Conte e i vertici di Aspi e Atlantia è arrivato all’alba di mercoledì dopo una dura trattativa durata tutta la notte. Il governo ha accantonato l’idea della revoca della concessione ad Autostrade per accogliere l’offerta di un pacchetto di risarcimento di 3,4 miliardi per il crollo del Ponte Morandi e la possibilità per la Cdp di diventare azionista di riferimento attraverso un aumento di capitale compreso tra 3 e 4 miliardi. In questo modo la famiglia Benetton verrà diluita nel capitale di Aspi a circa il 10%. L’accordo prevede poi la riscrittura della concessione con incluso un abbassamento dei pedaggi autostradali. La Borsa ha reagito bene alla notizia dell’accordo registrando un balzo del titolo Atlantia del 26%. Ma analizziamo i pro e contro dell’operazione per i vari protagonisti.
Cdp azionista di riferimento
La Cassa Depositi e Prestiti, che è di proprietà pubblica (il Tesoro ha l’82,7%) ma gestisce i soldi privati dei correntisti postali, entrerà nella compagine sociale di Aspi attraverso un aumento di capitale che la porterà a controllare il 33% in base a una valutazione della società compresa tra 9 e 12 miliardi. I 3-4 miliardi della Cdp entreranno nelle casse della società che così si rafforzerà patrimonialmente e potrà far meglio il suo mestiere, cioè riscuotere i pedaggi e realizzare gli investimenti e le manutenzioni necessari a migliorare la rete autostradale.
Con l’aumento Cdp diventerà l’azionista di maggioranza relativa di Aspi, seguendo un modello molto simile a quello di Enel ed Eni, dove lo Stato in seguito alla privatizzazione ha mantenuto una quota vicina al 30%. Niente soldi in mano ai Benetton
Atlantia, la società che attualmente possiede l’88% di Aspi, venderà il 22% del suo pacchetto di azioni ad alcuni fondi infrastrutturali (si fanno i nomi degli australiani di Macquaire e degli americani di Blackstone mentre l’italiano F2i si è mostrato più tiepido) e quindi incasserà una cifra che varia tra 2 e 2,64 miliardi. Questi soldi, però, in base all’accordo, non potranno essere distribuiti a monte alla Edizione holding della famiglia Benetton, anche se non si sa bene per quanto tempo.
Atlantia in seguito all’aumento di capitale di Cdp e alla vendita del 22% rimarrà con circa il 33% di Aspi che in un secondo momento distribuirà ai propri azionisti. Il 26% guadagnato ieri in Borsa da Atlantia allevia di poco le perdite che dal crollo del ponte a ieri hanno visto il prezzo di Borsa del titolo scendere del 42%. Con i Benetton che hanno visto andare in fumo 3 miliardi di valore.
Quotazione in Borsa
Con la scissione di Aspi da Atlantia, prevista per l’inizio del 2021, le due società separano i loro destini. Con questa seconda operazione Atlantia distribuirà le sue azioni Aspi a tutti i suoi azionisti , e sarà automaticamente quotata in Borsa.
Edizione, e dunque la famiglia Benetton, riceverà in trasparenza il 10% circa di azioni Aspi e a quel punto potrà decidere se vendere le azioni in Borsa incassando un valore che oggi sarebbe compreso tra 900 milioni e 1,2 miliardi, oppure restare nella società, oppure ancora comprare altre azioni sul mercato.
Nuova governance
La gestione della nuova Aspi verrà decisa dall’azionista Cdp di concerto con gli altri fondi e con il mercato e non più da Atlantia né dai Benetton. È possibile che la gestione operativa possa essere affidata a un nuovo amministratore delegato, anche se Roberto Tomasi in pochi mesi ha riscosso ampi consensi.
L’operazione ha una importante componente industriale in quanto il piano messo a punto con il governo prevede investimenti per 14,5 miliardi fino al 2038 e manutenzioni per 7 miliardi. Oltre ai risarcimenti per 3,4 miliardi che fanno parte del pacchetto dell’accordo finale.
Pedaggi in calo
Uno dei punti salienti dell’accordo è l’accettazione da parte di Aspi delle nuove tariffe stabilite dall’Autorità dei Trasporti che fissano la remunerazione del capitale massima al 7,09% prima delle tasse. I pedaggi dovrebbero scendere di un 5% nei primi anni e poi riadeguarsi fino alla fine della concessione.
Debiti e ritorno sul mercato
I debiti di Aspi, che attualmente ammontano a 9,3 miliardi, saranno accollati ai nuovi soci inclusi i 5,5 miliardi che oggi sono garantiti da Atlantia. L’aumento di capitale da 3-4 miliardi potrebbe comunque andare ad abbattere una parte di questi debiti. Inoltre con l’assegnazione di un valore di indennizzo, in caso di revoca della concessione, più alto rispetto ai 7 miliardi stabiliti dal Milleproroghe, Aspi tornerà “bancabile”, nel senso che avrà un rating “investment grade” e potrà trovare sul mercato investitori disposti a finanziarla.

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