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A Cdp la guida di Autostrade. I Benetton vanno in minoranza

MILANO — Una possibile svolta sul caso Autostrade potrebbe essere maturata al Consiglio dei ministri svoltosi nella tarda serata di ieri. Dopo una giornata convulsa fatta di interlocuzioni politiche all’interno della maggioranza di governo e di telefonate incrociate con i vertici di Aspi e di Atlantia – le società parzialmente controllate dai Benetton che hanno in mano la gestione della rete autostradale – il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si è fatto promotore di un’operazione che sostanzialmente può sbloccare una situazione che si trascina da due anni, cioé dalla tragica caduta del Ponte Morandi. In pratica il governo avrebbe accantonato l’idea di una revoca della concessione, o di far scendere in campo un commissario straordinario, per andare incontro alla proposta formulata nei giorni scorsi da Aspi e Atlantia di far sottoscrivere alla Cdp e a una cordata di investitori dalle spalle larghe un aumento di capitale di Aspi che riduca sensibilmente la presenza della famiglia Benetton nel capitale. E di conseguenza anche un forte ridimensionamento nella governance della società.
La proposta in questi termini è stata riformulata con una nuova lettera richiesta dal ministro Gualtieri a consiglio dei ministri in corso e sembra sia stata sostenuta anche dai rappresentanti dei 5 Stelle e in particolare dal ministro degli esteri Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi aveva avuto un incontro con Gianni Mion, numero uno di Edizione Holding, la cassaforte della famiglia di Ponzano Veneto. E avrebbe soddisfatto anche il premier Giuseppe Conte che prima dell’inizio della riunione ha dichiarato: «O Aspi accetta entro stasera le condizioni che il governo le ha già sottoposto oppure ci sarà la revoca». In linea con la dura presa di posizione nei confronti dei Benetton espressa nei giorni scorsi.
Questa sarebbe la prima fase dell’operazione, a cui se ne potrebbe aggiungere una seconda, più di carattere finanziario e che farebbe di Aspi una vera e propria public company. A questo obbiettivo si arriverebbe attraverso la scissione (spin off) di Aspi da Atlantia. In questo modo Aspi diventerebbe una società quotata in Borsa indipendente e le azioni possedute da Atlantia verrebbero distribuite ai suoi azionisti, in gran parte investitori istituzionali già presenti oggi sul mercato, tra cui anche il fondo sovrano di Singapore. Così il peso dei Benetton si ridurrebbe ulteriormente e la famiglia potrebbe anche decidere di uscire definitivamente vendendo le azioni sul mercato. E alla fine del persorso Aspi sarà una società con un azionista pubblico forte a fare da perno, la Cdp, con la gran parte del capitale diffuso sul mercato e con i Benetton ridotti anche sotto il 15% e pertanto non rappresentati in consiglio di amministrazione.
Ovviamente ci vorranno ancora diverse settimane per formalizzare questa nuova operazione ma se venisse confermata la svolta di ieri sera il governo potrà presentarsi all’inaugurazione del nuovo Ponte Morandi il prossimo agosto sbandierando un sostanziale ridimensionamento della famiglia Benetton dalla società che gestisce le autostrade italiane.
Se si procederà in questa direzione si potranno sbloccare 14,5 miliardi nuovi investimenti da qui al 2038 più 7 miliardi di spese in manutenzioni, con una riduzione sostanziale dei pedaggi per tutta la durata del piano. Uno sforzo che Aspi ha quantificato in 3,4 miliardi tra ricostruzione del ponte e indennizzi alla città di Genova, ulteriori investimenti e riduzioni delle tariffe.
In ogni caso, per arrivare a una soluzione finale bisognerà sbloccare un altro tassello fondamentale: la modifica del decreto Milleproroghe per rendere Aspi di nuovo finanziabile sui mercati, e anche dell’art.9 della concessione che stabilisce il valore di indennizzo in caso di revoca. Il governo lo dovrà fare non perché glielo chiedono i Benetton ma per permettere a Cdp di entrare nell’azionariato assegnando un valore di mercato ad Aspi da cui dipenderanno l’esborso necessario cui dovranno far fronte i nuovi soci e il loro peso nell’azionariato.
Questa parte dell’accordo, a sentire i diretti interessati, è ancora tutta da definire e sarà frutto di una trattativa che dovrà coinvolgere Atlantia e quindi anche i Benetton. Della cordata di investitori che potrebbero affiancare la Cdp, controllata dal Tesoro, in un aumento di capitale che potrebbe essere nell’ordine dei 3 miliardi di euro, ci sono realtà come il fondo F2i, forse le Poste e altre casse di previdenza. E anche il fondo australiano Macquaire avrebbe mostrato un interesse a aessere della partita La Consob, infine, con il presidente Savona fa sapere che dopo il crollo del titolo Atlantia del 15% «ci sono gli elementi per intervenire».

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