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Cdp, la battaglia dei pareri Per Fintecna bussa all’Antitrust

Sul tavolo del Consiglio di amministrazione di giovedì della Cassa depositi e prestiti ci saranno probabilmente tre dossier: Sace, Simest e la conversione delle azioni privilegiate delle fondazioni bancarie in ordinarie.
Nel consiglio del 27 settembre la Cdp deciderà di esercitare l’opzione di acquisto di Sace e Simest dal ministero del Tesoro. Ha già il 27,36% dell’Eni (nei giorni scorsi ne ha ceduto l’1,7% per circa 1 miliardo). Lo Stato riceverà in contanti il 60% in relazione al patrimonio netto delle due società (viene comprato il 100% di Sace e il 76% di Simest). Considerando i patrimoni netti, pari a 6,2 miliardi per Sace e circa 230 milioni per Simest, l’operazione contabile garantirà un beneficio di circa 3,8 miliardi. Il pagamento, secondo quanto previsto dal decreto, avverrà entro 10 giorni dall’esercizio dell’opzione mentre il saldo sarà definito da un decreto del ministero, che stabilirà entro fine novembre i valori di trasferimento di Sace e Simest su cui Cdp darà un parere di congruità.
Resta aperta la partita Fintecna, rinviata probabilmente al consiglio di fine ottobre. Intanto la Cdp ha chiesto all’Antitrust di poter procedere all’acquisizione dal ministero dell’Economia del 100% di Fintecna, attualmente detenuta dal ministero attraverso l’esercizio di un diritto di opzione. Tra le società nel portafoglio della finanziaria ci sono anche Fincantieri e Fintecna immobiliare.
Giovedì, invece, sarà esaminata la perizia sul valore patrimoniale della Cassa depositi e prestiti, realizzata dall’advisor Deloitte, determinante per stabilire il rapporto di conversione del 30% del capitale privilegiato della Cdp in mano alle fondazioni bancarie. Secondo l’advisor il 30% vale 5 miliardi, ma le 65 fondazioni l’avevano pagato un miliardo: per la conversione delle azioni da privilegiate in ordinarie dovrebbero sborsare un conguaglio di 4 miliardi più 4-500 milioni di extravendita da restituire. Gli enti non sono d’accordo e ritengono di avere diritto a una quota del plusvalore accumulato. Secondo lo statuto, per la conversione delle azioni si fa riferimento al valore di liquidazione in caso di recesso e per il valore lo statuto intende la frazione del capitale. Ma il capitale della Cdp è assai inferiore al suo patrimonio netto: il conflitto tra fondazioni bancarie e Cassa nasce proprio da qui. Gli enti hanno chiesto un parere a Giuseppe Portale, per il quale le clausole sulla frazione non sarebbero vincolanti. La Cdp ha interpellato Piergaetano Marchetti e Natalino Irti, che nel suo parere suggerisce che a fare da arbitro sia un esperto nominato dal tribunale.
Questa settimana il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, ha convocato le fondazioni per decidere la linea da adottare nel dialogo con la Cassa e dunque con il governo, visto che è azionista al 70%. Su qualsiasi mossa «vigila» però la Corte dei conti. L’intenzione delle fondazioni sarebbe di rimanere, ma se la soluzione non dovesse essere trovata, potranno uscire dal capitale con un periodo di recesso che parte il primo ottobre e termina il 15 dicembre.

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