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Cdp, il governo stringe sul rinnovo

Si va verso il ricambio al vertice di Cdp. Oggi, a mezzogiorno, è in programma il cda straordinario della Cassa chiamato a deliberare l’ingresso della spa di Via Goito nel fondo di turnaround che dovrebbe lanciare una sponda anche all’Ilva. La riunione è in agenda da tempo e non dovrebbe esserci, a quanto si apprende, l’avvicendamento traumatico con le paventate dimissioni dei cinque consiglieri nominati dall’Economia, il cui passo indietro, statuto alla mano, farebbe decadere l’intero board. 
Il condizionale è d’obbligo perché la situazione è molta fluida. Ma, nelle ultime ore, si sarebbe fatta strada l’idea di un passaggio di testimone senza strappi. Il Mef dovrebbe quindi avviare stamane il riassetto annunciando la designazione di Claudio Costamagna alla presidenza e spetterebbe poi a un successivo board – da convocarsi a stretto giro – la nomina di Fabio Gallia, attuale ad di Bnl Bnp-Paribas al posto di Giovanni Gorno Tempini, da sottoporre poi all’assemblea, chiamata anche ad approvare le modifiche statutarie per “liberare” il candidato-ad dai problemi di eleggibilità collegati alle sue traversie giudiziarie. La strada di un passo indietro dei cinque consiglieri sarebbe stata accantonata, spiegano alcune fonti vicine al dossier, per un passaggio più soft. E la nuova riunione del board verrebbe programmata a valle della partita economica che sta negoziando l’attuale ad per la chiusura anticipata del suo mandato e che sarebbe stata messa a repentaglio dalla scelta delle dimissioni dei cinque consiglieri del Mef.
L’avvicendamento sarebbe quindi alle porte. Tanto più che ieri, per sciogliere gli ultimi nodi, è sceso in campo anche il premier Matteo Renzi che ha ricevuto il presidente Bassanini. L’incontro, riferiscono alcune fonti vicine al dossier, sarebbe stato molto cordiale e nel corso del faccia a faccia il presidente del Consiglio avrebbe rappresentato all’ex ministro la necessità di un ricambio non prima di aver sottolineato gli importanti risultati conseguiti dalla Cassa negli ultimi anni. A Bassanini – che ieri ha visto anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – Renzi avrebbe quindi reso l’onore delle armi, riconoscendo il prezioso contributo del presidente di Cdp che, da quella poltrona, non ha mancato peraltro di fornire anche un utile supporto a Palazzo Chigi su alcune delle partite più rilevanti dell’esecutivo negli ultimi mesi. Nessun passaggio, invece, di Bassanini al Quirinale come riportato da alcuni rumors di stampa che avevano riferito di un colloquio domenica di tre ore con il capo dello Stato Sergio Mattarella. «La notizia pubblicata da Dagospia – ha scritto il presidente di Cdp in una nota – è totalmente falsa. Ho passato la giornata di ieri (domenica, ndr) a casa, salvo un paio d’ore a pranzo alla Casa del Cinema a Villa Borghese. Non ho messo piede al Quirinale, dove del resto non vado dal primo giugno, per il ricevimento della Festa della Repubblica».
L’incontro con Renzi avrebbe quindi impresso un’accelerazione al ricambio che il governo è deciso a mettere in campo senza strappi con i soci di minoranza della Cassa, come avrebbe fatto intendere anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, al numero uno delle fondazioni, Giuseppe Guzzetti. Quest’ultimo aveva infatti ricevuto mandato dai 64 enti azionisti della spa di Via Goito di confrontarsi con l’esecutivo per conoscere le reali intenzioni sul futuro di Cdp e per ricevere adeguate rassicurazioni. Alla fine, gli enti avrebbero spuntato, in cambio del via libera, un consigliere in più oltre agli attuali due già indicati – si tratterebbe di un decimo componente del board formalmente indipendente ma di fatto designato dagli istituti – e, soprattutto, precise garanzie sui rendimenti, a cominciare da una blindatura della cedola 2015 che – è questo l’altro tassello del compromesso -, coinciderebbe con quella appena incassata sul bilancio dello scorso anno (159 milioni).
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