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Cdp e fondi offrono 9,1 miliardi per comprare le Autostrade

Un’offerta vincolante che lascia la valutazione di Autostrade immutata — cioè 9,1 miliardi, 18,6 miliardi considerando il peso del debito che grava sulla società che viene de-consolidato da chi vende — ma rispetto all’ultima proposta cambia l’ammontare degli accantonamenti che dovrà fare Atlantia per rimborsare chi legittimamente chiederà un risarcimento per i danni indiretti provocati dal crollo del viadotto Morandi del 2018. Non più 1,5 miliardi di tetto a garanzia dei rimborsi, di cui 700 per Genova e 800 a copertura di un vecchio contenzioso col ministero dell’Ambiente per alcuni lavori della variante di Valico. Ma una cifra più bassa a copertura dei danni per il sistema Genova che terze parti eventualmente riterranno di chiedere dal collasso del ponte. Significa che Atlantia (ed eventualmente il fondo cinese Silk Road ed Allianz-Edf che potranno esercitare il diritto di co-vendita) risparmiano qualche centinaio di milioni di riserve che avrebbero dovuto iscrivere a bilancio.

Si dipana così un elemento di incertezza per i venditori. Con gli acquirenti che fanno però l’ultimo passo, stavolta sì definitivo e non più negoziabile. Cassa Depositi in cordata con i fondi esteri Blackstone e Macquarie presenta così la sua offerta vincolante dopo le approvazioni dei relativi board. L’operazione si concretizzerebbe tramite un veicolo che acquisirebbe il gestore autostradale, di cui Cassa Depositi eserciterà il controllo in virtù della partecipazione prevista al 51% (con i fondi insieme al 49%). Le parti stanno ancora trattando — con il ministero del Tesoro spettatore interessato — su una tranche di 400 milioni di ristori Covid a causa del crollo del traffico nel 2020. Compensazioni che però non sono ancora oggetto di una norma. Che comunque dovrebbe avere valore erga omnes, cioè anche per tutti gli altri gestori autostradali. Sarebbe cominciata una caccia alle coperture di un eventuale intervento per facilitare l’intesa. Quel che è certo è che l’attuale governo ha lavorato nel solco della continuità col precedente esecutivo. Lasciando intatta l’operazione per come era stata concepita. Nelle ultime settimane per la verità i vertici di Atlantia avrebbero tentato di trovare interlocutori istituzionali per capire la linea del governo ma avrebbero ricevuto poche aperture rispetto ad un eventuale cambio di strategia.

Ora la palla passa ai venditori. Atlantia con tutta probabilità riunirà un consiglio di amministrazione la prossima settimana per valutare l’offerta. Ma stavolta appare scontato venga portata in assemblea dei soci prevista per maggio. Essendo stata scartata l’opzione dello scorporo del gestore a causa del no di due azionisti pesanti come Edizione (la holding dei Benetton, la cui controllata Autogrill ha ieri deciso la vendita delle attività autostradali negli Usa per 375 milioni) e la fondazione Crt. Gli occhi sono puntati sulla determinazione giuridica con cui Atlantia nominerà l’assemblea dei soci. Ma non è ancora chiaro, da statuto, se il quorum per l’approvazione sia fissato al 51 o del 67%. Con un tetto più alto potrebbe verificarsi un cortocircuito difficilmente risolvibile: cioè che lo Stato presenta un’offerta per Autostrade per interposta Cdp che però viene bocciata dal mercato.

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