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Cdp convoca i soci per il riassetto

Via libera al riassetto di Cdp voluto dal governo Renzi. Ieri il cda della Cassa, in agenda da tempo per deliberare l’erogazione di alcuni finanziamenti (puntualmente arrivata e pari a 1,9 miliardi di euro di risorse), ha infatti deciso la convocazione dell’assemblea straordinaria e ordinaria per procedere alle modifiche statutarie concordate dai soci (Mef e fondazioni) e per l’adozione di decisioni sugli amministratori.?Una formula volutamente generica dietro cui si cela il rinnovo dei vertici, il cui iter è però ancora tutto da costruire. Anche perché è la prima volta, nella storia recente della Cassa, da quando cioè è stata trasformata in spa (2003), che va in scena un ricambio anticipato del board. 
Non a caso, i tecnici dell’Economia, supportati dai legali di?Cdp, stanno studiando con attenzione la vicenda per capire come dovranno articolarsi le prossime tappe. La data da segnare sull’agenda è il 10 luglio, quando è stata fissata in prima convocazione la doppia assise (il 14 luglio, invece, scatterebbe la seconda). Due settimane di tempo, da qui all’assemblea, che torneranno utili anche alle fondazioni, alla ricerca di una quadra sul nome per la vicepresidenza.
In cambio del disco verde su Claudio Costamagna, indicato dall’esecutivo alla presidenza della Cassa, ora occupata da Franco?Bassanini, le fondazioni hanno chiesto e ottenuto la vicepresidenza, ma anche precise garanzie sui flussi dei dividendi per tre anni, al termine dei quali, chi lo vorrà, potrà avvalersi di un diritto di recesso per giusta causa. Condizioni precise, queste ultime, che ora dovranno essere messe nero su bianco nello statuto. 

Ma andiamo per ordine. Di sicuro,l’assemblea straordinaria procederà ad allentare la cosiddetta “clausola etica”, prevista dalla direttiva Saccomanni nel 2013 e recepita nello statuto di Cdp, per consentire la nomina di?Fabio?Gallia, attuale ad di Bnl-Bnp Paribas, al posto di Giovanni Gorno Tempini. Sul manager pende infatti una citazione in giudizio della procura di Trani che ne rende al momento impossibile la designazione. La strada, come anticipato da questo giornale, sarà quella già battuta nelle scorse settimane all’Enel, con l’abrogazione di questo passaggio della direttiva emanata due anni orsono.
Poi ci sono le modifiche relative alle condizioni spuntate dalle fondazioni. La vicepresidenza è già prevista dallo statuto, ma negli ultimi anni è rimasta lettera morta, anche perché tale figura era stata originariamente prevista, come contraltare alla presidenza un tempo indicata dal Mef. Poi, nel dicembre 2012, quando fu deliberata la conversione delle azioni privilegiate di Cdp in mano alle fondazioni in titoli ordinari, gli enti ottennero, di lì a poco, che fosse formalizzata nello statuto la previsione di riservare loro la nomina del presidente (mentre l’ad sarebbe spettato al Mef).
Ora, però, con Costamagna avviato a diventare presidente, il ruolo di vice sarà “rivitalizzato” e probabilmente sarà necessario ritoccare lo statuto per correggere il tiro. L’ultimo vicepresidente risale al biennio 2007-2008 e fu proprio Bassanini, nominato poi l’anno dopo alla presidenza di Cdp. Le fondazioni sono alla ricerca di una quadra sul candidato da proporre. In base ai “pesi” dei singoli enti nell’azionariato della Cassa, la nomina spetterebbe alla Fondazione Banco di Sardegna (secondo azionista ormai dopo il Mef), ma è chiaro che sul nome dovrà esserci una convergenza di tutti i soci di minoranza, visto che al vicepresidente spetterà a questo punto quel ruolo di salvaguardia finora svolto da Bassanini.?Quanto agli altri due nomi, si dovrebbe andare verso una conferma di Mario Nuzzo, espressione delle fondazioni più piccole, e verso la designazione di Carla Ferrari, attuale consigliere di gestione di Intesa Sanpaolo, espressa dalla Compagnia di San?Paolo (l’uscente Marco Giovannini era stato indicato due anni fa dalla Fondazione Crt).
Sui nomi che saranno invece proposti dall’azionista di maggioranza, non ci sono per ora certezze. Nei giorni scorsi sono circolate indiscrezioni sul possibile ingresso in cda di Stefano Firpo, dg del Mise per la politica industriale, la competitività e le pmi, e di Roberto Sambuco, senior advisor presso Vitale & Associati, ma quest’ultimo ha smentito seccamente i rumors. Al di là dei nomi, si tratterà di comunque di capire quale sarà il pre-copione dell’assemblea del 10 luglio. L’idea sarebbe quella di arrivare all’assise con le dimissioni formali di tutti i consiglieri (incluse quelle di Gorno Tempini che sta negoziando la chiusura del suo rapporto con la Cassa) in modo da attivare l’iter per il rinnovo. Ma è chiaro che tutto andrà definito prima di quella data visto che, da statuto, le liste per il nuovo cda vanno depositate almeno quattro giorni prima.

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