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Cdp-CariVerona, c’è l’accordo Alla Fondazione 265 milioni

Alla Fondazione CariVerona va un assegno da 265 milioni, un’iniezione di cassa doppiamente rilevante visti i bisogni (e le opportunità) che stanno prendendo forma dopo la pandemia. Per la Cassa depositi e prestiti, invece, arriva l’opportunità di chiudere un contenzioso di vecchia data e istituzionalmente scomodo, visto che la controparte è un ex socio con il quale nel frattempo si sono ricuciti i rapporti. È così che i due soggetti, oltre a confermare a Il Sole 24 Ore l’accordo raggiunto nelle scorse ore, fanno trapelare una certa soddisfazione: la mediazione, pare, alla fine ha accontentato tutti.

L’antefatto risale al 2012. Quando la Fondazione, all’epoca guidata da Paolo Biasi, aveva deciso di restituire il proprio 2,56% approfittando della finestra per il recesso che si era aperta con la conversione delle azioni privilegiate in ordinarie. Una scelta contestata – con la consulenza legale del giurista Candido Fois, allora vicepresidente UniCredit – nel merito ma soprattutto nel quantum: al centro delle contestazioni i criteri di determinazione del valore di liquidazione della propria quota, che per Verona avrebbe dovuto essere calcolato applicando non i criteri dello statuto, bensì quelli, ben più favorevoli, del codice civile. Di qui la decisione di portare Cassa davanti al Tribunale di Roma, chiedendo un risarcimento elevato.

Dopo due gradi di giudizio che hanno visto l’ente scaligero vincitore sulle pregiudiziali di diritto, ora sul tavolo della Cassazione, a gennaio il Tribunale Civile di Roma si era espresso anche sul prezzo della liquidazione. Con un esito inaspettato: il giudice aveva deciso infatti che la Fondazione meritasse i 488,5 milioni richiesti, di cui all’epoca vennero liquidati solo i 56,6 di valore nominale della quota. Dunque da saldare restavano 431,9 milioni, a cui andavano aggiunti gli interessi da allora maturati. Pur essendo immediatamente esecutiva, la sentenza era ovviamente appellabile. Ma i due protagonisti hanno deciso di tagliare corto e venirsi incontro, evitando di procedere per carte bollate. D’altronde da allora è cambiato il mondo: i protagonisti di ieri non sono quelli di oggi, nè a Roma nè a Verona, e in questi ultimi anni si è passati dal muro contro muro a toni conciliati e a un dialogo costruttivo, su più piani. Non a caso, un anno fa l’ente di Via Goito aveva scelto proprio Verona per inaugurare la sua prima sede territoriale.

In questo contesto è maturato l’accordo. E l’assegno, che la Cassa potrà coprire con gli accantonamenti per le cause legali già a bilancio. All’indomani della sentenza si era anche sentito parlare di un possibile ritorno della Fondazione nel capitale della Cassa (che conserva tuttora quel 2,56% come azioni proprie), ma evidentemente la quadra è arrivata sul saldo in contanti.

Tra investimenti ed erogazioni, non sarà difficile impiegare i 265 milioni incassati, che corrispondono a un incremento superiore al 10% del patrimonio dell’ente, che a livello contabile a fine 2019 ammontava a circa 1,7 miliardi. Secondo quanto si apprende, nel contesto emergenziale determinato dal Covid-19, che ha colpito duramente soprattutto il Nord Italia, questo accordo può anzi rappresentare l’occasione per sviluppare importanti sinergie a supporto del territorio tra due player importanti come CDP e Cariverona, tenuto conto del fatto che l’azione sul territorio è uno dei punti qualificanti del piano industriale 2019 – 2021 della società guidata da Fabrizio Palermo e controllata dal Mef, così come l’attenzione per innovazione e sviluppo del territorio è alla base del Documento di programmazione pluriennale 2020-2022 affidato a Giacomo Marino, direttore generale della Fondazione Cariverona.

L’ultimo bilancio dell’ente presieduto da Alessandro Mazzucco si è chiuso con un avanzo di esercizio di 21,08 milioni (+2% rispetto al 2018) ed erogazioni per cassa pari a 48,9 milioni delle quali hanno beneficiato 589 progetti. Nel corso dell’esercizio sono stati deliberati 444 interventi erogativi con un impegno complessivo di 36,1 milioni, registrando una crescita del 25% del numero degli interventi.

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