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Cdp-Autostrade, si tratta ancora Atlantia ferma l’ipotesi scissione

L’assemblea straordinaria di Atlantia non approva la proroga dal 31 marzo al 31 luglio prossimo del progetto di scissione di Autostrade, un piano che non più tardi dello scorso 15 gennaio aveva ottenuto il via libera assembleare con l’unanimità. A fare la differenza ieri è stato il voto contrario alla proroga da parte di Edizione (Benetton) e Crt, titolari del 35% della holding che controlla Autostrade. Lo stop al prolungamento dei termini per avviare la separazione di Autostrade certifica, dunque, la spaccatura tra gli azionisti di Atlantia. Da una parte i Benetton e la fondazione Crt, dall’altra il blocco capitanato da Cig, il fondo sovrano di Singapore e da investitori come Lazard e Tci, che hanno votato compatti per la proroga, salvo non ottenerla poiché, pur pesando per il 51,8%, l’assemblea straordinaria richiedeva una maggioranza di due terzi. Il voto di ieri sgombra, insomma, il campo dall’ipotesi scissione e lascia come unica opzione la vendita alla cordata guidata da Cassa depositi e prestiti. Il nodo di tutto resta il valore che Cdp, insieme ai fondi Blackstone e Macquarie, intende riconoscere per l’acquisto dell’88% di Autostrade. Da Via Goito, sede del gruppo, non si fa mistero che l’offerta è in sostanza identica a quella già rifiutata nei mesi scorsi: circa 9,1 miliardi di euro. Domani il cda di Cassa è chiamato a dare il via libera all’offerta vincolante. Intanto emerge che Atlantia ha chiesto all’ex amministratore delegato, Giovanni Castellucci, la restituzione della buonuscita, dei bonus e degli incentivi sotto forma di stock option.

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