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Cdp-Atlantia, si tratta sull’uscita da Autostrade Posizioni ancora distanti

Un lungo colloquio, durato poco meno di due ore, ma che alla fine non avrebbe portato a nessun risultato. Ieri mattina l’ad di Atlantia Carlo Bertazzo avrebbe illustrato al numero uno di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo (che era collegato in via telematica), le due opzioni a suo giudizio praticabili per chiudere il capitolo Aspi. Come annunciato da Atlantia martedì 4 agosto, e sottoscritto dal suo primo azionsita Edizione mercoledì, per separare le Autostrade per l’Italia (Aspi) da Atlantia le strade sarebbero due: la scissione proporzionale dove tutti i soci di Atlantia si trovererebbero in mano l’88% di titoli Aspi (con i Benetton che si sono impegnati a vendere il loro 26,4% entro 18 mesi); oppure un’asta competitiva internazionale per valorizzare a prezzi di mercato tutta o parte della quota nel colosso dei pedaggi. Cdp invece sarebbe orientata ad andare avanti con il primo piano concordato a inizio luglio, ovvero l’aumento di capitale riservato alla Cassa e a un pool di soci italiani e la sucessiva quotazione in Borsa di Aspi.
In serata c’è stata una nuova riunione in Cdp, per vagliare tutti gli aspetti tecnici e decidere come procedere, che non avrebbe trovato punti di incontro, rinviando ad oggi un nuovo incotro tra le parti. Non ci sono nuove scadenze, ma di sicuro ogni soluzione sul tavolo presenta dei punti deboli che vanno ancora negoziati. La scissione proporzionale, come l’asta, implicano tempi lunghi, perchè Atlantia tra le altre cose garantisce anche 4,8 dei 9,6 milairdi di debiti di Aspi, che andrebbero rifinanziati su altre basi. Stesso discorso per l’aumento di capitale della Cdp che in attesa del piano di tariffe è difficile quantificare, senza contare che i soci di minoranza di Atlantia, che rappresentano due terzi del captiale, sono già sul piede di guerra e minacciano di adire le vie legali.
Nemmeno sul nuovo regime delle tariffe europee Art è stato trovato un accordo definitvo. Prosegue infatti in parallelo il lavoro sul nuovo piano economico finanziario (Pef) presentato il 23 luglio da Aspi e che sarà la base per determinare il valore della società. Gli esperti di Aspi ieri si cono confrontati con i tecnici del Mit, ma manca il parere dell’Avvocatura di Stato, per poi arrivare all’atto aggiuntivo. La base dell’accordo raggiungo con la ministra Paola De Micheli ha indicato un tetto massimo di aumenti dei pedaggi pari all’1,75%, ma ci sono divergenze sulla modalità di composizione dei 3,4 miliardi di compensazioni che Aspi si è impegnata a pagare, sugli investimenti sulla rete (14,5 miliardi di euro) e su quelli della manutenzione (7 miliardi) fino al 2038.
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