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Cdp Aiuti all’estero e web veloce Musica nuova per la grande Cassa E torna l’idea di quotare Sace Basta rimandare: «Gli aeroporti vanno aggregati»

Aiuti all’estero e banda larga in Italia. Sono le due direttrici della Cassa depositi e prestiti guidata dal nuovo vertice, cioè Claudio Costamagna, presidente, e Fabio Gallia, amministratore delegato. Il denominatore comune è la crescita nelle infrastrutture, tradotto: acqua, elettricità, gas nei Paesi del Sud, o risorse alle imprese anche italiane che ne supportano lo sviluppo, e Internet veloce in patria. L’estate calda di Cdp fase 2 comincia qui. 
Il club
Qualcuno, nell’ambiente, la definisce «una vera rivoluzione culturale». È l’ingresso di Cassa nel club della finanza di sviluppo internazionale (il «gotha», lo chiama una fonte), a fianco di Germania e Francia, Banca mondiale e Bei. Avviene attraverso la neonata Dfi: Development financial institution. È l’istituzione finanziaria per lo sviluppo, annunciata il 14 luglio dal premier Matteo Renzi ad Addis Abeba, con cui l’italiana Cdp può finanziare Stati e soggetti anche non italiani, al Sud. In testa c’è la Tunisia, dove Cassa ha firmato già in aprile, con gli altri vertici, un accordo con l’omologa Caisse des Dépôts tunisienne.
Il processo, è chiaro, è iniziato prima, quando alla guida c’erano Giovanni Gorno Tempini e Franco Bassanini, ma l’attività in Paesi stranieri per rafforzare anche la politica estera è una delle novità sulle quali Costamagna e Gallia si muoveranno. Significa prevedere più peso nelle infrastrutture, da far crescere anche fuori, nei Paesi emergenti (elenco Dac, Direzione della cooperazione allo sviluppo Ocse). «Avremo un ruolo sempre più attivo», ha detto il 14 Andrea Novelli, direttore generale di Cdp.
La fibra
In Italia, però, il vero obiettivo infrastrutturale a breve, in linea con il governo, è uno e chiaro: banda larga per tutti. Sarà il dialogo con Telecom, quindi, il fronte interno di quest’estate per la Cassa azionista di Metroweb, di cui Bassanini resta presidente, e del fondo F2i, che è guidato da Renato Ravanelli e presieduto da Bernardo Bini Smaghi, responsabile Business development in Cdp.
Parte la fase di negoziazione e nei francesi di Vivendi, soci in crescita nella società telefonica, si può trovare un interlocutore che apra le porte. Magari si va con calma, facendo crescere la rete in fibra ottica con Metroweb, per poi affidarla in gestione a Telecom. Il 3 agosto è in calendario il primo consiglio d’amministrazione di Cdp fase 2. Non risultano ordini del giorno particolari, ma il tema dell’interventismo passerà di qui.
La neonata Dfi è centrale per l’apertura all’estero, perché inserisce Cassa nella cerchia della finanza internazionale di sviluppo e, si spera, farà sedere l’Italia al tavolo dei «datori». Per avviarla è stato cambiato lo statuto di Cdp, in dicembre, inserendo all’articolo 3, sulla concessione dei finanziamenti, l’inciso: «nell’ambito delle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo».
Così da un lato ci saranno i finanziamenti agli Stati sovrani (Ifi, International financial institution), dentro accordi bilaterali con gli Stati. E per far questo Cdp dovrà costituire una sezione interna e subentrerà ad Artigiancassa nella gestione del Fondo rotativo per lo sviluppo, in capo al ministero degli Esteri e sotto la supervisione del Tesoro. Dall’altro ci sarà il supporto alle aziende all’estero, anche non italiane, che investono in strumenti di cooperazione, con Dfi, appunto. Se l’Enel, per esempio, avvia un progetto di sviluppo in Brasile, Cdp la può supportare, a certe condizioni. Imprese sane e progetti sostenibili, s’intende.
Si prevede che la Dfi — che non si può, tecnicamente, chiamare banca — entri in attività nel primo semestre 2016. Non si sa ancora con che formula. Un candidato a diventare Dfi è Simest, la società Cdp che finanzia le imprese italiane all’estero.
Sono una dozzina al mondo le Dfi e solo poche sono bracci di enti bilaterali, come la Deg di Kfw Development Bank (dentro Kfw, l’omologa tedesca di Cdp), e la Proparco dell’Afd, l’ Agence Française development . Erogano circa un miliardo all’anno ai privati.
L’Italia era finora rimasta fuori. Adesso l’ambizione è aumentare il contributo dei flussi italiani agli Oda (Official development aids), gli aiuti pubblici allo sviluppo. Secondo gli accordi internazionali l’Italia dovrebbe spendere ogni anno lo 0,7% del Pil per aiutare i Paesi del Sud, ma nel 2013 era ferma allo 0,16%. Ma l’ingresso di Cdp nell’arena può soprattutto fare intercettare all’Italia i circa cinque miliardi a fondo perduto comunitari, destinati a supportare le Dfi. Soldi finora finiti ad altri, come Germania e Francia. Ritenuti essenziali, perché possono supportare investimenti grandi dieci volte e permettere di abbassare i tassi dei prestiti.
È la Cdp di Renzi e del suo consigliere Andrea Guerra, cooperativa e un po’ scout. Ma sul fronte interno la partita della banda larga, giocata in un F2i dove a fine mese entreranno cinesi, coreani e francesi, sarà più complessa. Pane per i denti del nuovo comitato di controllo. L’importante è fare utili e garantire almeno il 60% dei dividendi agli azionisti, visto che le fondazioni socie, venerdì 17, hanno avuto il potere di veto: non permetteranno di distribuire meno.
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